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ODORE DI BOSCO

04 Mar

ODORE DI BOSCO

(racconto tratto dal mio ultimo libro”emozioni di sintesi” del qualesono ancora disponibili alcune copie a 10€ spedizione compresa, solo Italia. se interessati lasciare messaggio nei commenti).

Era tanto tempo che Danilo non andava in un bosco; da troppi anni per lui la natura erano solo gli alberi ingrigiti dei viali della sua città.

Ma quel particolare giorno era in campagna e, invece di stare chiuso in casa a leggere un romanzo o a guardare la televisione, gli venne quell’ispirazione: una passeggiata nel bosco.

Non appena si fu inoltrato di solo pochi passi, fu colpito da quell’odore fortissimo e particolare, l’odore del bosco che non ricordava più, al quale non era più abituato, ma non era un odore unico, bensì un insieme di odori ed ognuno era un ricordo e un’emozione.

images3Il primo a colpirlo, a staccarsi dall’insieme, fu un odore di funghi, anche se, guardandosi in giro, non ne vedeva, ma i funghi sono così, come i grilli che senti cantare d’estate e non li vedi: ti mandano il loro messaggio olfattivo e poi si nascondono, come gnometti dispettosi.

Era l’odore di quel giorno… aveva una decina d’anni, forse dodici, era andato in treno fino a Lecco, da un’amica della mamma e subito questa l’aveva caricato sulla sua cinquecento e l’aveva portato a funghi, in un posto che solo lei conosceva.

Naturalmente, mentre la donna ne aveva fatta una cesta piena, lui ne aveva trovati solo due, più uno non commestibile; i funghi sono anche così, senti l’odore di quelli buoni ed invece saltano fuori quelli “matti”.

Però, a sera, quando era rientrato a Milano col treno e alla stazione c’era il padre ad aspettarlo, era così orgoglioso dei suoi due porcini… o forse erano solo funghi di betulla? Non importa.

Sì, quello era l’odore del ricordo dell’infanzia e della spensieratezza.

Intanto continuava a camminare, ad addentrarsi nel bosco, adesso che era un uomo adulto e il bosco non faceva più paura anche ad inoltrarcisi da solo.

Lo colse così il secondo odore di quel bouquet così forte da essere indescrivibile: questa volta era odore di aghi di pino, di resina, di bagnato, perché il bosco cominciava diventare folto e la luce faticava a passare e l’umidità faceva da solvente a quei profumi particolari, rendendoli quasi palpabili.

Un altro tempo, un’altra età, stavolta con una persona che aveva amato.

Una passeggiata con la segreta promessa di poter rubare qualche bacio alla discrezione delle piante e degli animali del bosco che non sono né curiosi, né pettegoli; poi si era messo a piovere ed allora loro due si erano rifugiati sotto un enorme pino: non si dovrebbe mai stare sotto un albero quando piove, ma quello non era un temporale, erano lacrime del cielo, forse degli angeli che invidiavano la loro capacità di essere giovani, incoscienti, di poter amare.

Ridevano di quell’inaspettata lavata che si stavano prendendo, così indifesi, così lontani; si abbracciarono, si bosco-di-abeti-webbaciarono, furono un essere solo e quell’odore di resina e di aghi di pino bagnati era tutto intorno, era il loro abito nuziale, era la loro foto ricordo prima che l’incoscienza svanisse e l’età adulta portasse via tutto, anche la voglia e la gioia di amare.

E così quello era l’odore dell’amore, della passione, del ricordo più bello.

Per quanto aveva camminato? Da quanto lo stava facendo? Era inebriato da quel riconoscere aromi legati a tempi e situazioni vissuti e scordati.

Adesso si faceva largo, fra gli altri, l’odore di corteccia, del muschio che la ricopre.

Non c’era bisogno di sforzarsi, inutile cercare nel profondo dell’anima o della mente, perché il ricordo veniva fuori da solo, richiamato da ogni singolo odore dell’insieme; ra come in uno di quei test che fanno gli psicologi: azione, odore, reazione, ricordo.

Quell’odore di legno, di muschio, di corteccia era l’odore di suo padre: glielo aveva sempre sentito addosso, forse era il suo dopobarba o il suo profumo mischiato ad altri odori, a quello della sua pelle cotta come il cuoio da anni di lavoro sotto il sole.

Nella sua ingenuità di bambino l’aveva chiesto alla madre: “Mamma, mamma, cos’è quell’ odore che ha papà?”.

images“Ma cosa dici – gli aveva risposto imbarazzata la donna – papà non puzza!”.

“Ma no, non ho detto che puzza, ma che ha un buon odore, solo che non l’ho mai sentito…”. Poi entrambi avevano lasciato cadere il discorso.

Anche quello era un odore buono, un odore di forza, che dava sicurezza e protezione a lui bambino, ragazzo, uomo, perfino quando il padre mancò lui si chinò sul suo letto di morte a baciarlo per l’ultima forza e non sapeva se ce l’avrebbe fatta a sopportare quell’ennesimo dolore, se sarebbe riuscito a portare avanti la propria vita senza la guida di quell’uomo forte e saggio, di quell’uomo profondamente onesto e buono.

Anche allora sentì quel suo odore di muschio, di bosco, come fosse stato un tronco secolare, abbattuto, ma mai domo nella propria fierezza; allora capì che ce l’avrebbe fatta, perché quell’uomo unico gli aveva lasciato un esempio e un’eredità che nessun altro uomo al mondo avrebbe potuto permettersi.

Ecco, quello era l’odore della vita, della forza, della convinzione in ciò che si fa, purché non sia mai di danno agli altri.

Era il momento di volgere indietro i propri passi, perché l’oscurità del bosco e della sera incominciavano a mischiarsi, come gli odori.

Danilo tornò per il sentiero da cui era venuto, risentì ogni singolo aroma del bosco, quelli appena individuati e boscoaltri nuovi, i fiori, odore di speranza, il vento, odore di conoscenza, voglia di andare, fuggire lontano, incontrare persone diverse, assaporare nuovi odori, nuovi sapori, nuovi linguaggi.

C’era anche un debole sottofondo di odore di frutti di bosco: fragole, mirtilli, lamponi, more, l’odore della dolcezza, dell’infanzia, delle cose buone e sane, dell’amore che solo una madre può dare.

Prima il ricordo di suo padre, ora quello della madre, delle sue torte, delle marmellate fatte in casa: due persone che, anche se non se ne era mai accorto, erano state le più importanti della sua vita, come lo sono della vita di ognuno di noi, persone che ti danno un amore vero e che non ti tradiscono e non ti deludono, ma lo scopri sempre troppo tardi.

A terra, nonostante la stagione fosse ancora buona, c’era, come sempre c’è nei boschi, uno strato di foglie morte ed anche loro contribuivano all’insieme di quell’aroma di ricordi, di sensazioni e di emozioni che possono essere addormentate, ma si possono anche risvegliare all’improvviso, in uno strano pomeriggio in cui, invece di leggere si decide di andare a fare una passeggiata in un bosco.

Ecco, le foglie morte avevano l’odore un po’ triste, ma inevitabile, in quanto fa parte anch’esso della vita, dell’insieme, delle cose che finiscono; è vero, le foglie muoiono, ma solo perché la loro sostanza possa portare nuova vita.

Era quasi all’uscita dal bosco e da quell’esperienza, ma prima di farlo si sdraiò a terra, si rotolò fra le foglie, fra gli aghi di pino, poi si strofino contro il tronco muschioso di un grande albero paziente.

sottobosco_sgiulianoPerché lo fece? Perché fece una cosa tanto infantile? Era per conservare il più a lungo possibile quelle sensazioni, per ricordarsi chi era e chi era stato, prima di dimenticare che, oltre che di pelle e ossa e muscoli e organi, una persona è fatta anche di emozioni.

Uscì dal bosco sporco, con aghi e foglie fra abiti e capelli: per un poco ancora, in tal modo, avrebbe conservato quell’insieme di odori che l’aveva risvegliato alla vita.

La gente che lo vedeva così sporco non avrebbe mai capito, soprattutto non avrebbe capito perché un uomo adulto deve conciarsi così, come un bambino, ma soprattutto non avrebbe capito perché mai quell’uomo fosse così palesemente felice.

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1 Commento

Pubblicato da su marzo 4, 2013 in Racconti

 

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Una risposta a “ODORE DI BOSCO

  1. malosmannaja

    marzo 4, 2013 at 9:16 pm

    la memoria olfattiva è intensa (e primordiale) e forse per questo il bosco ha un potere evocativo come pochi altri luoghi. fungo d’infanzia, resina d’amore, muschio e corteccia di padre, dolci di madre, ma soprattutto quell’odore di foglie morte che finiscono per ricominciare: un campionario di emozioni in cui rotolarsi perché la morte ci trovi ancora sporchi di vita.
    : )
    palesemente un bel racconto.

     

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