RSS

SABATO D’AGOSTO

25 Gen

SABATO D’AGOSTO

Quell’anno Domenico non era andato in vacanza.

Un po’ era giustificato: aveva avuto per tutto l’anno dei problemi di salute che, peraltro, non erano ancora risolti, ma un po’ l’aveva fatto come un capriccio, in guerra non si sa bene con chi e per cosa, forse con tutto il mondo milano_deserta_6_agosto_2011_fotogrammaed allora, non avendo nessuno con cui prendersela, se l’era presa con se stesso, puniva se stesso, come se a qualcuno importasse qualcosa che lui fosse in villeggiatura o fosse rimasto in città.

Due mesi, luglio e agosto, sono lunghi da solo, ma lui era sempre da solo, solo con i suoi problemi, fisici e non.

La cosa peggiore era il caldo, seguito subito dalla noia: un po’ di lettura, a volte la spesa, alla televisione c’erano solo repliche, la sua scorta di DVD era finita e così era lungo tirare sera.

E poi quel caldo umido e afoso non era il toccasana per la sua salute: ora si era aggiunto anche il mal di schiena.

Luglio passò; ogni tanto un temporale, che rinfrescava ben poco, anzi, durante il suo sfogarsi bisognava tenere le finestre chiuse, perché sbattevano, perché entrava acqua, e a finestre chiuse si crepava di caldo.

Terminata la buriana, poi, l’aria rovente e i marciapiedi bollenti facevano subito evaporare l’acqua e così aumentavano umidità, afa e fastidio.

Agosto era un po’ come per un ciclista aver “scollinato”: iniziava il conteggio a ritroso verso settembre e verso l’autunno.

C’è un proverbio siciliano che, tradotto, dice più o meno che agosto è il capo d’inverno, cioè il suo inizio; se vogliamo è il concetto leopardiano delle cose che finiscono nel momento in cui incominciano.

Se vogliamo guardare i detti popolari e lo zodiaco, si andava a quel puntp verso la fine del “solleone “ per entrare, per così dire, nel “sol vergine”.

Ecco, ora che Domenico cominciava a pensare a settembre e all’autunno, gli sorgevano rimpianti: rimpianti e rabbia per un’estate che finiva, che lui aveva gettato via, una vacanza che non aveva voluto fare e che adesso era troppo tardi per fare, per i ripensamenti.

Si sedeva, triste e arrabbiato, sulla sua poltrona, anzi ci sprofondava, accendeva la televisione, girava tutti i canali digitali, non trovava nulla e spegneva tutto.

Nel frattempo era riuscito a sudare l’inverosimile nel contatto fra la pelle della poltrona e la sua di pelle.vasca

Era appiccicoso come un ghiacciolo, ma senza il fresco che questo suggerisce.

Si metteva al computer: un po’ di musica, qualche solitario, ma ben presto l’apparecchio si surriscaldava e Domenico, sentendo l’odore dei circuiti sovraccarichi, spegneva tutto per evitare danni: ci sarebbe mancato solo che si rompesse il computer!

Ovviamente, quando si suda si puzza! E allora era necessario fare una doccia: in teoria anche più di una al giorno, anche se Domenico preferiva il bagno, ma col mal di schiena temeva di avere difficoltà., poi a alzarsi, ad uscire dalla vasca, allora tirava la tendina di plastica, metteva il telefono della doccia sull’attacco alto e si arrangiava così: tanto nel giro di un ora sarebbe stato di nuovo sudato, appiccicoso e maleodorante.

È vero che non usciva per giorni, non vedeva nessuno, ma quell’odore acre e acido dava fastidio a lui stesso.

Già, uscire, a parte il supermercato una volta alla settimana, dove se non altro c’era l’aria condizionata, non aveva nessuna voglia di uscire per le strade arroventate.

Posta non ne arrivava, perché scendere? Ma se fosse passato dall’atrio del condominio avrebbe visto l’avviso: avrebbero chiuso l’acqua per tre giorni per lavori sull’impianto di riscaldamento: che criterio farlo sotto ferragosto, che criterio chiudere l’acqua con quel caldo, ma già, c’era solo lui in tutto il condominio e lui contava così poco per tutti gli altri proprietari e soprattutto per l’amministratore.

Era un sabato, un sabato d’agosto, l’ultimo prima del quindici: poi ci sarebbe stata la domenica, poi il lunedì, poi il quindici, quattro giorni di fuoco.

Le strade della città erano deserte, nonostante la crisi: sembravano immagini di repertorio, gli anni sessanta, quelli del boom, con le città svuotate, come in molti film, come ne “Il sorpasso”, uno dei suoi film preferiti.

Città vuota, condominio vuoto e solo lui a vegliare sulle proprietà degli odiati condomini, a difenderle con la sua presenza da zingari, albanesi, da qualsivoglia gruppo o nazionalità di ladri d’appartamento.

Per fortuna dal sedici qualche rientro sarebbe rincominciato.

Ma a lui cosa importava che tornassero persone che non gli interessavano, con cui non aveva rapporti?

Era sabato, presto, a sua insaputa avrebbero chiuso l’acqua, ma lui aveva bisogno di fare una doccia ed il mal di schiena quel giorno era anche peggio del solito.

Si spogliò, entrò con qualche difficoltà nella vasca, in piedi, tirò la tendina e aprì i due rubinetti per miscelare la temperatura dell’acqua.

Soprappensiero aveva anche chiuso a chiave la porta della stanza da bagno: a cosa serve una chiave in una porta quando c’era solo lui in casa? Era tanto che avrebbe dovuto toglierla quella chiave.

Cominciò a lavarsi, a fare lo shampoo, a radersi sotto il getto appena tiepido, poi l’acqua mancò.rubinetto-perde

Mormorando improperi Domenico scostò la tendina e  si apprestò a uscire dalla vasca e fu allora che, a causa di un movimento, di una torsione, gli venne una fitta tremenda alla schiena e cadde per terra, sbatté la testa contro la vasca e svenne.

Si risvegliò senza cognizione del tempo passato, nudo, sul pavimento di piastrelle, aveva quasi freddo, ma durò poco.

Provò a rialzarsi, ma il bordo della vasca era troppo basso e quando fu a metà non riuscì a raddrizzarsi.

Strisciò allora fino alla lavatrice, riuscì ad afferrarsi a questa, non senza dolori e iniziò il faticoso percorso di rimettersi in piedi, ma a metà fatica la lavatrice s’inclinò, gli si rovesciò addosso, su una gamba, soprattutto e gli ruppe tibia e perone; svenne di nuovo per il dolore.

Si riebbe, stavolta, che la luce era cambiata: chissà quanto era passato? Aveva un po’ di fame, molto dolore alla testa e alla gamba, ma soprattutto una gran sete.

L’acqua però era chiusa e, comunque, non sarebbe riuscito a raggiungere il rubinetto.

Strisciò fino alla porta, ma era chiusa e non riuscì a raggiungere la chiave.

Insomma, qualcuno doveva pur avere sentito il tonfo della lavatrice, il suo urlo di dolore, presto sarebbero arrivati i soccorsi… ma chi doveva sentire, se non c’era nessuno?

DSCF4047-300x225Provò a urlare, a chiedere aiuto, gridando sempre più forte, con la schiena dolorante, la testa che sanguinava, la gamba rotta che si gonfiava, la lingua secca per la sete, per il caldo, eppure urlò fino a che riuscì a farlo, ma chi sente una persona che chiede aiuto in un caldissimo sabato d’agosto in città?

Era sabato dodici, le strade deserte, la casa deserta, l’acqua chiusa, mancavano tre giorni a ferragosto, poi il quarto giorno, il sedici, qualcuno forse sarebbe tornato in città, ma per Domenico, con quel caldo e senza possibilità di bere, sarebbe stato oramai troppo tardi.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su gennaio 25, 2013 in Racconti

 

Tag: , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: