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SENZA PAROLE

09 Gen

SENZA PAROLE

 

Era da tanto, troppo tempo che Mara e Leo non facevano qualcosa insieme, che non condividevano alcunché, tanto meno un’emozione e condividere è forse la base essenziale di una relazione, di una convivenza, di un matrimonio, di un amore.

Da tempo, oramai, non condividevano più neppure il talamo nuziale: letti separati, camere separate e più nessun contatto fisico fra loro, a parte qualche svogliato bacio sulla guancia o, addirittura, “cheek to cheek”, più per abitudine che per vero affetto.

Un rapporto, il loro, che si era consumato come una candela con lo stoppino giunto al termine e la fiamma al minimo, spenti entrambi dalla noia e dalla routine.

silenzio soffertoNessuno dei due aveva scelto un’altra strada, né aveva avuto una nuova fiammata di passione per un’altra persona: semplicemente dopo anni i rapporti, a volte, si esauriscono senza un vero motivo, senza insofferenza, senza rancore, solo non c’è più amore, solo rimane la noia.

Quello di Mara e Leo non era un caso poi così raro: succede a tante, troppe coppie e meno male che, almeno loro, non avevano figli che avessero a soffrire quel gelo indifferente formatosi lentamente nella loro casa.

Due estranei che si ignorano, che condividono lo stesso tetto, ma non più le medesime emozioni.

Ognuno aveva il proprio lavoro, i propri orari, mangiava in momenti diversi e si lavava il proprio piatto.

La sera, quando, e non sempre avveniva, entrambi erano a casa, ognuno si faceva i fatti propri: Leo si metteva sul divano, la televisione accesa su un programma che spesso neppure guardava e le carte del proprio lavoro sparse tutto intorno a sé per essere riordinate.

Mara, più sovente, era al computer: chattava, scaricava ricette che non avrebbe mai cucinato, curiosava qua e là in attesa solo di un orario giusto per andare a letto, il suo letto, la sua camera.

Un breve saluto al marito, che rispondeva con un grugnito, quasi avesse vergogna a parlare, a dire parole che non sapeva più inventare, raramente un bacio sulla guancia ruvida della barba di un giorno, poi in bagno a prepararsi per la notte, in attesa di una nuova giornata uguale a tante altre.

Erano entrambi in un’età in cui, sovente, non si spengono solo gli entusiasmi verso il partner, ma verso chiunque e verso qualunque cosa.

Poi, se si supera questa fase di assopimento delle emozioni, si scivola verso una terza parte della vita, o forse una quarta, in cui si riesce a recuperare un poco di serenità, un minimo d’entusiasmo verso ciò che resta dell’esistenza e chi era stato amato e amante diventa compagno di viaggio, della strada verso il mesto traguardo che tutti ci aspetta.

Quella sera particolare, forse il punto di maggior indifferenza fra i due coniugi, Mara era stata presa dalla malinconia, dalla mancanza di affetti, di calore umano, ma capiva che il loro rapporto non si sarebbe mai più riacceso; tutto ciò che le rimaneva erano oramai solo i ricordi.

Ed allora quelli cercò sul suo computer: immagini di luoghi visti insieme, di emozioni vissute in un tempo che imagesadesso pareva lontano ere prima.

Poi cercò delle canzoni, quelle che erano le loro canzoni, che li avevano emozionati insieme, perché amare è soprattutto quello: condividere emozioni.

E una silenziosa e solitaria lacrima le scivolò lungo la guancia, ma morì prima di averle baciato le labbra.

* * *

Era un inverno dei primi anni del loro amore, erano andati per una breve vacanza al mare, quel mare d’inverno a volte inutile, nel suo grigiore, a volte terribile.

Ma quella era una sera tiepida per la stagione ed avevano deciso di fare due passi nella notte deserta come solo può esserlo in un luogo di villeggiatura fuori stagione.

Erano stati lì mesi prima, quando il turismo estivo era nel suo pieno: la passeggiata a mare era affollata di coppie, di bambini, di gelati e di granite, di voci e di rumori ed anche di musica.

Dal giardino di un hotel giungevano le note di una canzone, la loro canzone ed allora si erano imbucati fra gli indexospiti dell’albergo ed avevano ballato su quelle note ed erano così belli nel loro evidente innamoramento che nessuno aveva osato cacciarli.

Dopo mesi, nella notte buia con un cielo senza luna e senza stelle, con alberghi senza luce e senza suoni, erano entrati di nuovo nel giardino dello stesso hotel, ora chiuso per la pausa invernale e si erano messi a ballare senza musica, con Leo che cantava stonato la stessa canzone sottovoce nelle orecchie della sua Mara che rideva di quella pazzia ed era felice, ed era innamorata.

Perché? Perché un amore così bello si deve spegnere? Nessuno lo saprà mai, nessuno potrà mai rispondere: è uno dei misteri della vita.

* * *

Navigando sul suo portatile Mara aveva ritrovato la stessa canzone in una versione particolarmente struggente.

Riprese a piangere, senza dolore, solo con nostalgia e rimpianto.

Il volume era al minimo, ma Leo sentì la canzone, spostò le sue carte come nuotando in una marea di fogli, si alzò e scivolò in silenzio, senza parole, alle spalle di Mara.

Ebbe anche lui lo stesso ricordo, quella incursione clandestina nel giardino vuoto, quel ballo senza orchestra, quelle parole cantate all’orecchio di Mara.

Forse era l’ultima occasione in cui avrebbero avuto un ricordo, un momento in comune.

Mara lo sentì dietro di lei più come sensazione che come presenza.

Lui le posò la mano sulla spalla e lei mise la propria su quella del marito.lacrime

La canzone suonava ancora a basso volume, perché era sera e loro erano persone discrete ed entrambi piangevano senza singhiozzi, senza neppure la forza di quell’emozione che avrebbe potuto riunirli.

Entrambi pensavano, anche se ognuno a proprio modo, a un amore che si era spento: fatalità.

Nessuno aveva nulla da dire, perché nulla c’era da dire.

Le poche lacrime si erano asciugate lasciando sulla guancia un sapore leggermente salato che, però, nessuno avrebbe gustato

Quella canzone, le immagini di sottofondo che la commentavano… era un segnale, era il loro destino che si stava compiendo.

Mara non sentiva più sotto la sua mano quella di Leo.

Si girò: lui non c’era, se n’era andato, forse per sempre, senza dire una parola.

Spesso è l’uomo il più debole in una coppia, quello che non ce la fa a sopportare la fine di un rapporto.

Mara, si voltò, spense il computer e ricominciò a piangere sommessamente, con le lacrime che cadevano sulla tastiera: piangeva così, senza più dolore, senza più parole.

 

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Pubblicato da su gennaio 9, 2013 in Racconti

 

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