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CAPODANNO

31 Dic

CAPODANNO

Le strade illuminate, i primi petardi accesi dai ragazzini, gente infreddolita eppure bruciante di eccitazione con in mano borse stracolme di cibi ricercati, di botti, di panettoni e bottiglie di spumante.

È l’ultimo giorno dell’anno vecchio e, di conseguenza, domani sarà il primo giorno di quello nuovo, il capodanno o capo d’anno, l’inizio del nuovo anno, di un periodo che, si spera, ci porterà novità e fortune; poi ci si ritroverà lì, imagesdodici mesi più tardi, trecentosessantacinque (o trecentosessantasei) giorni dopo, a prepararsi a festeggiare la fine di quell’anno maledetto, quello che non ha mantenuto le promesse, che non è stato pari alle nostre aspettative, ed allora ci si prepara ad attenderne uno nuovo che, di sicuro, sarà migliore, ci porterà, lui sì, la realizzazione di ogni nostro sogno.

Il primo giorno dell’anno la Chiesa Cattolica celebra la circoncisione di nostro signore Gesù Cristo, ma quanti lo sanno?

Molti non sanno neppure cosa significhi il termine “circoncisione” e forse è meglio, perché una cosa così intima… proprio non si adatta a Gesù, a una creatura celeste e divina, tanto lontana dalle debolezze umane e soprattutto da tutto ciò che riguarda il sesso e l’apparato sessuale.

No, nessuno, con tutto rispetto, festeggia mai quell’evento: per quasi tutti il capodanno è la festa pagana del cambiamento, dei propositi, dei falò dell’anno vecchio, del benvenuto a quello nuovo e degli auspici che questo ci porti tutto ciò che non abbiamo mai avuto prima, anche se poi molti vanno comunque a messa il primo gennaio senza, però, conoscerne il motivo.

Ma è così per tutti? È la regola generale il festeggiare, o il doverlo fare?

C’è tanta gente che non festeggia perché non ha nulla da festeggiare: anziani soli e troppo pieni di ricordi e malinconie, stranieri che hanno ben altro per la testa che cenoni e brindisi: altro che panettone e pandoro, per loro il problema quotidiano e non solo dell’ultimo e del primo dell’anno, è rimediare il pane, quello comune, di tutti i giorni, per loro e per i figli.

E poi ci sono gli animali: quanti conoscono il numero di cani e gatti, i nostri amici di tutti gli altri trecentosessantaquattro giorni, che ogni anno muoiono per la paura dei botti?

I cani da caccia, quelli no: loro hanno un istinto naturale che non li fa spaventare per uno scoppio, che sia un Capodanno_LAVcolpo di fucile o il petardo di un ragazzino o di un adulto ritornato tale.

Quello che, invece, ora andiamo a spiare è il capodanno, inteso sia come fine che come inizio anno, di Oliviero.

Oliviero è un uomo di mezza età, intesa come la metà della vita, anche un po’ oltre, dati i sui cinquant’anni e considerando il fatto che ben pochi raggiungono il secolo di vita.

Come tutti, o buona parte dei suoi coetanei, ha visto, in tutti quegli anni, molte delle persone che amava andarsene per sempre.

Oltre a quello, però, ha visto morire anche i suoi anni migliori, i più attivi, quelli della speranza, come dicevamo prima, della speranza che ogni anno che arriva sia migliore, che ci porti qualche novità, che realizzi i nostri sogni.

Ma in cinquant’anni di età ha capito, forse non è molto sveglio se gli ci è voluto tutto quel tempo, ma alla fine l’ha capito che i sogni sono tali e basta, sono fatti di nuvole, di fantasmi e di aria e di materiale impalpabile: nulla a che vedere con la realtà.

Ed allora cosa chiede lui al nuovo anno: nulla, solo che finisca, che passi, perché ciò vuol dire che gli sarà stato concesso un altro anno di vita, da vivere e soffrire, magari, ma senza più sognare, senza attendersi nulla: nulla di nuovo, almeno.

Però non è solo l’età ad averlo reso così pessimista (o realista), così malinconico: anche lui è stato giovane, ha avuto, seppure pochi, ma li ha avuti anche lui, degli amici, degli amori, però…

Ricordava quella decina d’anni fra la sua maggior età e, appunto, dieci anni più tardi o giù di lì, quando approfittando delle festività di fine anno, andava regolarmente al mare e stava seduto in un freddo corridoio di una grande, vecchia casa davanti alla televisione (non ricordava se c’era già il colore o ancora il bianco e nero) insieme all’anziana, per lo meno più anziana di lui, signora che gli affittava la camera e gli faceva da mangiare.

Gli piaceva quel periodo: per lui così solitario era aria pura vedere le spiagge semi deserte, senza ombrelloni e sedie a sdraio, con solo bambini che giocavano a pallone e ai quali spesso si univa anche lui, con qualche nonna coi nipotini; quella era una vera vacanza.

Ma stare seduto in quel corridoio, perché aprire e riscaldare anche la sala e un altro paio di camere della casa sarebbe costato troppo e sarebbe stato impossibile con la sola, vecchia stufa a kerosene, stare lì per forza ad aspettare la mezzanotte per potere andarsene a letto, lo metteva a disagio.

images2E lo metteva a disagio, al fatidico “meno tre, due, uno… auguri” dover brindare con lo spumante, che non gli piaceva, dover abbracciare e baciare la sua affittacamere.

Fuori scoppiavano i tappi, i botti, i fuochi d’artificio, scoppiava la festa, dentro di lui, invece, moriva qualcosa e a quel tempo non sapeva ancora cosa fosse.

Poi gli anni erano passati, quella dolce signora era anch’essa partita per sempre, come tutti i pochi affetti della sua vita, e lui era rimasto solo, solo in una città quasi svuotata in quel periodo festivo ed allora non era più stato costretto a festeggiare, o meglio ad aspettare alzato la mezzanotte ed anzi, proprio l’ultima notte dell’anno andava a letto prima del solito, sperando di addormentarsi subito, profondamente, di non sentire la festa, quella che lui non aveva mai amato.

Ma regolarmente i primi botti lo svegliavano ed allora attendeva al buio che questi cessassero, ma purtroppo con essi arrivavano i pensieri e questi non erano mai né positivi, né allegri, né veloci ad andarsene.

Gli anni della vita di una persona, in fondo, sono così pochi: perché buttarne via uno, perché festeggiare il fatto che fosse passato, che restasse un anno di meno da vivere?

Forse i compleanni sono la stessa cosa, ma il capodanno è implacabile nel conteggio, nei calcoli dell’età e del tempo passato e restante.

No, gli anni della vita di un uomo, in fondo, sono relativamente pochi: perché buttarne via uno, festeggiare, bruciarlo sui falò?

È la nostra vita, sono i nostri ricordi, sono i momenti vissuti che non torneranno più, belli o brutti che siano stati.

Oliviero, a furia di cambiare canale, aveva trovato un film in televisione, fra i tanti varietà sguaiati e i messaggi di fine anno di chi non conosce la realtà della gente comune; ora il film era finito, erano da poco passate le undici e lui si infilò sotto le coperte, al calduccio e spense la luce.

Dopo mezz’ora cominciarono i primi botti, poi parve una vera guerra: fuori scorrevano spumante e champagne a fiumi, mentre ad Oliviero scorrevano le lacrime; un altro anno era passato, sprecato, c’era ancora tanto da sperare, da fare e il tempo era così poco, sempre meno, come i fuochi artificiali che, oramai, si andavano esaurendo.

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Pubblicato da su dicembre 31, 2012 in Racconti

 

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