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IL SOSTITUTO

06 Set

IL SOSTITUTO

 

… E il settimo giorno Dio si riposò, dicono le sacre scritture.

Ma questo non è esatto, perché Dio non si riposa mai.

Come potrebbe riposarsi chi non è corpo, ma solo spirito, quindi non ha cellule e neuroni da rigenerare?

Questo, però, fu allora, quando dovette creare solo il cielo e la terra, gli animali e le piante e, infine l’uomo.

Ma, da quando gli venne la malaugurata idea di creare l’uomo a sua immagine e somiglianza, perché si sentiva solo, allora sì che non ebbe più un attimo di pace e di riposo.

Così, dopo una milionata di anni, finalmente anche lui decise di riposarsi, se non fisicamente, mentalmente, per almeno un paio di settimane e di mettere un sostituto al suo posto.

Già, un sostituto, ma chi? Un angelo no: già una volta aveva avuto dei problemi con uno di loro che gli voleva fregare il posto e, visto che non c’era riuscito, si era creato un mondo del tutto suo: l’inferno.

Anche dei Santi non sapeva se fidarsi fino in fondo: santi sì, ma si sa, il potere logora chi non ce l’ha e l’invidia è sempre pronta in agguato.

Mamma Maria e papà Giuseppe, infine, erano sì persone di fiducia (se non lo sono loro…), ma erano anch’essi vecchi e stanchi.

È vero che Lui è uno e trino, ma proprio per questo tutte le sue tre parti necessitavano di riposo; allora scelse a caso fra gli uomini e trovò Benedetto: con quel nome, poi…

* * *

Benedetto era un uomo mite, uno che non aveva mai fatto del male a nessun essere vivente, a parte forse le mosche e le zanzare, perché a tutto c’è un limite…

Lui era un precario della scuola, uno che aveva scelto l’insegnamento non come professione, ma come fosse una missione, salvo poi ricredersi ed era, come detto, da sempre un precario che lavorava nove mesi, quando andava bene, veniva pagato per tale periodo anche se, come tutti, doveva però vivere e pagare condominio e bollette per dodici di mesi: un supplente per fare il supplente: l’ideale! E per di più un uomo votato al martirio e alla missione al di là degli interessi personali.

Ed allora Benedetto fu prelevato da una coppia di angeli e portato su di una nuvola dov’era il trono del Padre – padrone; chi lo vide sparire di colpo, giura che fossero stati gli ufo e gli e.t. a rapirlo.

E in tal modo lui fu il secondo uomo nella storia, dopo Dante (ma lui solo nel suo libro) a poter vedere Dio. E Dio gli parlò.

Probabilmente Dio parlò alla sua mente, ma siccome gli uomini si creano dei simboli, degli stereotipi, uguali a ciò che conoscono, la voce che Benedetto udì, o pensò di udire, con le orecchie, fu come ce la si aspetta: profonda e tuonante: “Benedetto, ti ho osservato a lungo e posso dire che tu sei un uomo buono: potrei dire anche troppo buono, ma il mio ruolo me lo proibisce. Io ho più anni di quanti tu possa immaginare: io ho tutto il tempo fin da sempre, per cui sono molto vecchio e adesso ho deciso di riposarmi: farò come mio figlio, mi farò uomo, scenderò sulla terra e mi farò due settimane di mare in incognito. Durante tale periodo toccherà a te sostituirmi; io ti darò la vista per vedere e quasi tutti i miei poteri di intervento sulla vita degli uomini, ma attento a come li usi: fatti guidare dalla ragione, non dal cuore”.

Detto e fatto, Benedetto si ritrovò seduto sullo scanno divino come un uomo che guarda la televisione, anzi, tutte le televisioni dell’universo e senza decoder o abbonamenti, perché lui adesso poteva fare zapping su ogni parte del mondo, in ogni casa o villaggio o foresta (avrebbe potuto spiare anche i suoi vicini, se avesse voluto, ma non sarebbe stato serio) e senza neppure il telecomando, solo col pensiero (ah, se lo avesse saputo la Sony!).

Non gli fu data nessuna bacchetta magica, perché per fare qualunque cosa volesse bastavano la parola o anche solamente il pensiero.

Poi Dio gli ricomparve nella forma che si era data per farsi uomo per la seconda volta, prima come figlio, ora come Padre, non più con la barba bianca, il camicione e la folta capigliatura riccia, ma sbarbato e pettinato e sobriamente vestito con un abito Armani (per Lui sempre il meglio: almeno questo privilegio…) e un trolley Luis Vuitton in mano, con dentro il necessario per quelle due settimane, sperando che il tempo fosse buono, ma ah già, era lui a deciderlo, il tempo!

Lo salutò, gli fece le ultime raccomandazioni e sparì, mentre angeli e santi lo salutavano sventolando il fazzoletto; qualcuno si lasciò sfuggire una lacrima e Benedetto si sentì un po’ geloso ed offeso, ma siccome era un uomo buono e mite non disse nulla e dimenticò presto.

Il suo primo atto da sostituto di Dio fu di documentarsi e di fare uno zapping veloce per il mondo per arrivare a scoprire, come aveva sempre sospettato e come si mormorava, che Dio non è né misericordioso, né giusto: c’erano padri di famiglia che schiattavano all’improvviso, bambini che si ammalavano di malattie terribili, poveracci che morivano di fame, di carestie, di siccità.

E poi, per contro, c’erano ricchi grassi e sani, carogne con in mano il potere e che diventavano molto, molto vecchie senza che gli venisse né un infarto, né un ictus, né una malattia incurabile o venerea, nonostante gli stravizi.

E poi c’era quella vecchia storia dei miracoli che a lui non andava giù da sempre: perché mai su migliaia di fedeli che invocavano una grazia uno solo doveva averla? solo perché si era ingraziato un santo?

Queste cose le fanno gli umani, questo nepotismo, i favoritismi, non gli esseri superiori: quindi o tutti o nessuno: quella non era né uguaglianza, né democrazia.

E così il suo primo atto ufficiale come supplente di Dio fu di abolire i miracoli, scontentando così i Santi tutti che in tal modo avrebbero avuto poca o punto voce in capitolo ed allora, se non potevano fare miracoli o almeno intercedere per averli, che ci stavano a fare?

Forse non era quella la priorità, ma gli venne così, perché era una cosa che non gli era mai parsa corretta fin da quella storia di Lazzaro, che solo perché era amico del figlio del principale… ma oramai era acqua passata: i miracoli erano stati aboliti e quindi inutile rimuginare.

Però qualche santo cominciò, sottovoce, a sussurrare: “Per me è un comunista…”.

Adesso venivano le cose più importanti: sarebbe stato un lavoro lungo, ma in cielo il tempo non esiste, se è vero che per tutto l’ambaradan c’erano voluti solo sei giorni terrestri; ad una, ad una prese tutte le malattie dai bambini e le ridistribuì a: mafiosi, politici corrotti, industriali senza scrupoli, criminali e chi più ne ha, più ne metta, nobili e ricchi che avevano sempre e solo goduto e mai sofferto e faticato.

Lo stesso fece con i padri di famiglia, gli operai, i reietti, dando a loro salute e fortuna e ridistribuendo le disgrazie a chi fino ad allora aveva sempre disprezzato gli umili ed aveva avuto tutto dalla vita e dalla sorte.

La gente, a questo punto, era ritornata a sperare, a pregare, anche se molti, ora che non avevano problemi, invece non pregavano più, sì perché troppe persone si ricordano di invocare Dio, di pregare, solo quando ne hanno bisogno, non quando Lui ha bisogno di loro.

Aveva pensato anche di risolvere il problema del precariato in Italia, ma non gli sembrava giusto fare qualcosa che potesse essere scambiata per un conflitto d’interessi: c’erano già troppi, sulla terra e nel suo Paese, che lo facevano….

E poi, per quello, ci sarebbe voluto il principale in persona, altro che semplici malattie e disgrazie da ridistribuire!

Benedetto lavorò in questo senso per due settimane terrestri intere, senza sosta: era ciò in cui credeva ed  era ciò che gli dettava il cuore.

Alla fine della sua “supplenza” guardò con la vista che presto avrebbe dovuto restituire e commentò: “Credo proprio d’aver fatto un buon lavoro!”.

Anche molti umani la pensavano così, la maggioranza.

Ovviamente c’erano degli scontenti, ma accontentare tutti non si può proprio, perché qualcuno si deve pure ammalare e morire, altrimenti presto finirebbe il posto per le nuove generazioni e perché anche virus e batteri, in fondo, sono creature di Dio.

Il Titolare tornò abbronzato e riposato, smise l’Armani e riprese il camicione; immediatamente dopo gli ricrebbe la barba bianca e si sedette sul posto che era suo di diritto e guardò giù il lavoro del suo sostituto, poi lo rimandò sulla terra senza neppure pagargli la quindicina, le ferie e la tredicesima: tanto era un precario….

Non gli era stato detto nulla, ma Benedetto non aveva bisogno di approvazioni da parte di nessuno, neppure di Dio: gli bastava essere cosciente di aver agito per il meglio e non pretendeva di aver corretto Dio, ma solo di averlo aiutato perché lui vedeva le cose dal punto di vista degli uomini che Egli, in quanto Dio, non conosceva a fondo.

Ma Lui non prese bene il fatto che la gente fosse più contenta dell’operato del suo sostituto che non del suo e così, dal giorno del suo ritorno sulla Terra,  Benedetto non lavorò mai più e poco tempo dopo si ammalò di una malattia degradante e senza scampo: le cose erano ritornate come erano prima del suo operato e Benedetto si rese allora conto che Dio non  solo non è misericordioso, ma è anche vendicativo.


 

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Pubblicato da su settembre 6, 2012 in Racconti

 

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