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L’ESTATE DELLE LACRIME

26 Ago

L’ESTATE DELLE LACRIME

 

Fu l’estate del duemila e… bah! Che importanza ha?

Lei arrivò anzi, ritornò, inattesa; mancava come presenza stabile dal millenovecentonovanta.

Vero che ogni tanto mandava qualche piccolo cenno di sé, diciamo così delle cartoline di saluti, tanto perché non ci si dimenticasse di lei.

Poi, come detto, preannunciandosi in tarda primavera, in estate arrivò in pianta stabile lei, la Signora Depressione!

Lei aveva scelto Thomas, l’aveva già fatto, poi se n’era andata con una promessa: “Tornerò” e potete giurarci che lei torna, torna sempre e lo fa come una vecchia zia stravagante che viaggia piena di valige e di valletti: pianto, dolore, lacrime.

Quella divenne così per Thomas l’estate delle lacrime.

A doverla dire proprio tutta, era da novembre che l’uomo aveva manifestato i primi sintomi, con ripercussioni fisiche, sì, perché il male si nutre dello stress come una orrenda, ripugnante, enorme sanguisuga: due ricoveri al pronto soccorso più altre cosucce varie erano stati  i prodromi  di ciò che sarebbe venuto di lì a due stagioni.

Poi, però, arrivò anche il suo lavorio: precario, sì, ma se non altro quello gli impediva di pensare, di crogiolarsi in dolori esistenziali.

Arrivò a fine contratto stremato, ma con l’idea che quell’anno il riposo, la vacanza, giungevano a fagiolo; invece…

Invece senza più l’impegno fisso lavorativo, ce n’era tanto, troppo, per ricevere come si deve la Signora.

Pianse, pianse giugno e l’inizio di luglio, ma poi venne il giorno della partenza: solito giorno, solito luogo, da vent’anni in qua nulla cambiava.

La tranquilla, monotona e un po’ noiosa campagna, l’escursioni nei boschi, le passeggiate in bicicletta, un po’ di corsa.

Forse, pensò, è questo quello che ci vuole…

Arrivo, come ogni anno, alla stessa ora dello stesso giorno, mercoledì, per evitare traffico e code di fine settimana, di fine o inizio mese.

Prima di scaricare i bagagli entrò in casa, nella fresca penombra delle vecchie mura spesse.

Vi entrò accompagnato da fantasmi di persone che negli anni lo avevano accompagnato ed ora, una ad una, se n’erano andate e così, giunto nella grande cucina col camino, si guardò intorno ed era solo.

Adducendo la scusa che si era alzato alle cinque e mezza (era vero, ma era anche vero che gli succedeva troppo spesso di svegliarsi a quell’ora o anche prima e non chiudere più occhio) salì in camera sua, chiuse la porta, si gettò sul letto, strinse il cuscino e pianse.

Smise solo quando si addormentò.

Si ridestò al caldo afoso del primo pomeriggio, si guardò intorno e riprese a piangere, sommessamente, in silenzio, perché anche il dolore ha una sua dignità.

E le ore passate a piangere divennero così una costante di quell’estate: al risveglio al mattino, prima di spegnere la luce alla sera e mentre piangeva contava i rintocchi ossessivi delle campane: quarti, mezze, tre quarti, ore.

Era tornata più agguerrita che prima e Thomas dovette prendere a girare con grandi occhiali da sole, perché spesso il pianto lo coglieva per strada, o mentre guidava l’automobile, o mentre mangiava, così aveva sfalsato i suoi orari di pranzo e cena, in modo da essere sempre solo a tavola, a condire il suo cibo col sale delle lacrime.

Prima di partire, un’amica gli aveva dato tutta una serie di consigli, quelli che danno tutti coloro che non si trovano in un certo stato d’animo: “Fatti aiutare, vai da uno psicologo, oppure vai dal tuo medico e fatti dare qualcosa che ti aiuti, perché così non puoi andare avanti!”.

Ma a chi non c’è dentro è difficile capire che chi soffre non ha bisogno di parole, né, tantomeno, di chimica, medicine che fungano da palliativo, dando una falsa sensazione di serenità.

Si sarebbe sentito come un drogato, che cerca una realtà laddove c’è solo allucinazione.

No, ciò di cui Thomas aveva bisogno erano MOTIVAZIONI!

Cosa? Quali? Beh, se lo avesse saputo ne sarebbe uscito subito, senza neppure permettere alla Signora di di fare i bagagli.

Ma le persone passano, le cose passano, gli anni passano e allora cosa sono le motivazioni? È questo il mistero, è la ragione di quell’estate di lacrime e pianti, di tutto quanto quell’immenso dolore di vivere.

Sentiva che perdeva qualcosa: l’estate scivola via in fretta e il riposo non c’era stato e la ripresa non c’era stata e come avrebbe potuto affrontare l’autunno, l’inverno, la nuova stagione lavorativa, dove avrebbe recuperato le forze per farlo?

Forse, se si fosse sentito amato… ma il dolore è sempre più forte dell’amore

E così anche quell’estate dolorosa, uguale a tante, uguale a troppe, d’improvviso fece capire che era agli sgoccioli e così venne agosto, che un vecchio proverbio siciliano definisce “capo d’inverno” e venne il dieci d’agosto, quello della poesia di Pascoli, quello delle lacrime di San Lorenzo (non poteva essere altrimenti) e Thomas, come ogni anno si ritrovò, alle undici e mezza di sera, nell’aia, solo, al buio più completo, col naso all’insù, verso nord – est, cercando, sperando di vedere una stella cadente, ma quell’anno non avrebbe chiesto denaro, lavoro, amore: quell’anno avrebbe solo chiesto che tutto finisse al più presto: l’estate delle lacrime e la stagione del suo dolore.

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1 Commento

Pubblicato da su agosto 26, 2012 in Racconti

 

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Una risposta a “L’ESTATE DELLE LACRIME

  1. GP

    agosto 27, 2012 at 3:46 pm

    Reblogged this on misentopop.

     

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