RSS

POI TUTTO DIVENNE GRIGIO

21 Lug

…POI TUTTO DIVENNE GRIGIO

 

Era un giorno di festa, una delle tante feste nazionali alle quali tutti si abituano senza, peraltro, ricordarsi che significato abbiano.

Era un giorno di festa e pochi lavoravano: giusto gli addetti ai servizi essenziali: gli autisti del trasporto pubblico, coloro che facevano funzionare gli impianti che fornivano energia, luce e gas, alcuni commercianti, soprattutto ambulanti che, in quel giorno di festa fra bandierine, palloncini colorati e dolciumi, speravano di fare un discreto incasso che compensasse quello delle giornate nelle quali tutti hanno troppa fretta per fermarsi anche solo a curiosare.

Era un giorno di festa, ma contrariamente a quanto si possa credere, le persone costrette a lavorare erano comunque tante, parecchie, perché anche nei giorni di festa la gente vuole mangiare, divertirsi, comunque vivere  ed è anche più disposta a spendere.

Era un giorno di festa, di festa e colori: le bandierine e i palloncini in mano ai bambini più piccoli, le macchie di colore delle giacche di gruppi di giovani che si formavano, si scioglievano e si riformavano spontaneamente.

Poi c’erano i grattacieli illuminati da luci colorate, i luoghi pubblici imbandierati, gli alberi che, nella giornata con poco traffico, sembravano diventati più verdi, visto che il loro colore non era filtrato dal fumo delle auto: centinaia, migliaia, decine di migliaia che ogni giorno si spostavano freneticamente come file di formiche che escono dalle loro tane e seguono itinerari immutati e immutabili nel tempo.

E poi fra poco sarebbe partita la parata con la rievocazione storica e il giorno di festa sarebbe stato ancora più di festa e anche il poco traffico si sarebbe fermato, in omaggio forzato alla storia del paese.

I bambini più piccoli erano stati issati sulle spalle dei padri, finalmente, almeno per un giorno, tutti a loro disposizione e da lassù sventolavano le bandierine attentando agli occhi dei padri.

Ogni tanto qualcuno si faceva sfuggire un palloncino, con soddisfazione dei venditori e quelle piccole macchie di colore salivano a punteggiare un cielo finalmente azzurro e illuminato da un sole che, seppure pallido, a tutti sembrava splendere di più nel giorno di festa; poi i puntini colorati sparivano in alto, ben presto rimpiazzati da altri.

Ecco la parata, anch’essa piena di colori: le divise delle majorettes, quelle della banda, gli ottoni lucidi degli strumenti musicali, i portabandiera ad aprire il corteo.

In mezzo a questo i figuranti, assieme a personaggi di fantasia messi lì per il divertimento dei bambini che, attratti da quelli, ricordassero la parata, la festa, si informassero sul suo significato storico.

Era un giorno di festa e la città non era mai stata tanto piena di colore: pareva la tavolozza di un pittore, coi colori disposti casualmente ma a dare un colpo d’occhio d’insieme che ispirava serenità e gioia.

Poi, all’improvviso, tutto parve fermarsi, la musica tacere, le bandiere abbassarsi, persino il vento cadere.

All’improvviso il cielo cominciò a rombare, la terra a tremare e poi comparvero le sagome nere, come tristi presagi, a rompere un’allegria che non può durare, che non ha diritto ad esistere davanti a problemi più importanti, una serenità che non può sostituirsi neppure per un giorno di festa alla tensione.

E il rombo aumentava, la terra vibrava, i bambini piangevano; tutti: le majorettes, la banda, i pupazzi animati, gli spettatori, smisero ogni attività e guardarono verso il cielo, dove le nere sagome coprivano il sole, nascondevano il bianco delle scarse nuvole, il celeste dell’atmosfera fino ad allora tersa.

Tutto era un po’ più buio e i colori avevano perso la loro vivacità.

Poi ci fu il primo schianto, poi il secondo, qualcuno capì prima degli altri, qualcuno gridò e il rombo dal cielo cessò, ma cominciò quello dei giganti che si accartocciavano su se stessi, che si abbattevano al suolo schiacciando, rincorrendo, uccidendo le persone che prima erano state felici, forse senza averne appieno diritto.

Pian piano un mostro impalpabile cominciò a divorare i palloncini, le bandiere e le felpe dei ragazzi e le divise dei partecipanti alla parata e le luci colorate puntate, ora, sul vuoto, su quella massa scura che saliva, saliva a coprire, a distruggere, a nascondere tutto e tutti.

Era stato un giorno di festa, anzi, che si preannunciava di festa, ma divenne un giorno di dolore.

Era stato un giorno di colore, ma ora tutto era diventato grigio, un grigio che toglieva il fiato, il respiro, la speranza e la vita.

Le persone non urlavano neppure più per non ingoiare quella nuvola nera che a sua volta ingoiava loro.

Tutti parevano ora aver capito e correvano e fuggivano, calpestando chi era più lento, ma la nube grigia era più veloce e li avvolgeva e nessuno vedeva più nulla e molti cadevano ed altri cadevano loro addosso e c’era un silenzio irreale, interrotto solo da migliaia di piedi sull’asfalto e dai lamenti che si affievolivano sempre di più.

Nessuno avrebbe più scordato quel giorno e il grigio sarebbe rimasto per sempre nei loro occhi, nelle menti e nei cuori.

E la festa non sarebbe più stata festa e l’anniversario sarebbe stato ben altro anniversario e non di quelli da ricordare con una parata, coi cavalli, la musica, le bandiere, le maschere.

Quando tutto divenne grigio, si portò via ogni cosa.

C’era stato un racconto horror che parlava di una nebbia piena di mostri che divorava ogni cosa, ma questo non era un racconto: questo era un incubo, ma terribilmente reale.

Poi il rombo cessò, perché tutto ciò che doveva crollare era crollato, la nube grigia parve fermarsi di colpo, come immortalata in una foto, ma nìessuno avrebbe avuto bisogno di fotografie per ricordare ciò che, purtroppo, non avrebbe mai più dimenticato, ciò che avrebbe rivisto per sempre, giorno dopo giorno e notte dopo notte.

Era un giorno di festa che festa non era, era un giorno pieno di colori che non c’erano più.

Poi , com’era arrivata, la nube grigia si ritirò su se stessa e ricomparve un solo colore: il rosso del sangue.

 

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su luglio 21, 2012 in Racconti

 

Tag: , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: