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ALICE E IL POLLO

24 Mag

ALICE E IL POLLO

“Che bella bambina!”, “Che meraviglia”, “Diventerà una fotomodella!”.

Questi erano i commenti dei parenti accorsi in massa alla nascita della piccola Alice; in realtà i neonati sono tutti piuttosto bruttini e non assomigliano né a zie, né a nonne o nonni, ma solo a tutti gli altri neonati.

Però, in effetti, crescendo la bambina mostrò veramente una certa bellezza.

Già a tre anni era molto graziosa, alta, snella e con una predisposizione per il canto e la danza.

Ovviamente la madre, spalleggiata dalla parte femminile della famiglia, cominciò a mandare le foto della piccola ad agenzie pubblicitarie e ad iscriverla a tutti quei concorsi tipo lo “Zecchino d’oro”, manifestazioni che cercano di creare dei piccoli mostri sottraendoli all’infanzia per fare loro scimmiottare personaggi famosi del mondo dello spettacolo, solo che a queste è difficili essere ammessi senza raccomandazioni e conoscenze, quindi ogni tentativo della madre e delle sue complici risultava vano.

La cosa, ovviamente, al momento non toccava più di tanto la piccola Alice che, comunque, viveva serena e senza complessi la sua infanzia come le altre bambine della sua età: l’asilo, i giardinetti, i cartoni animati alla televisione, i giochi con le pentoline e le bambole.

Passò la prima infanzia, vennero gli anni delle scuole elementari e la bambina continuava a crescere bella, serena e lontana da concorsi e foto pubblicitarie.

Per la madre e il suo gruppo di sostegno, però, era una continua delusione vedere in televisione tutta una serie di Shirley Temple nane, di Naomi Campbell in miniatura e dalla pelle chiara, di Carla Fracci in erba, mentre ad Alice non veniva data alcuna possibilità di mostrare al mondo la propria bellezza e l’innato talento.

Trascorse anche l’età delle elementari, venne la prima pubertà, l’adolescenza, il primo abbozzo di seno, il passaggio dalla morfologia infantile a quella più matura.

Più di una volta la madre la fotografò nuda e spediva centinaia di foto un po’ ovunque, ma per la fortuna della ragazzina i plichi arrivavano in mano a seri professionisti che non prendono neppure in considerazione il nudo minorile.

Giunsero gli anni delle scuole superiori e fino ad allora la fanciulla era stata tenuta distante dalla frustrazione della madre: al momento i suoi problemi erano il latino e il greco, le prime cotte, la passione per la musica e tutto ciò che affligge ed esalta le ragazze della sua età.

Ora, però, la madre era più agguerrita: lei era sempre stata una donna scialba, insignificante, che nella vita aveva avuto solo un marito distratto e quella figlia, oltre a una serie di sogni infranti e, quindi, doveva essere la sua bambina a realizzare le sue aspirazioni sfiorite.

Adesso la donna cominciava a trascinare personalmente la ragazza alle tante selezioni per veline varie e per un numero infinito di concorsi per miss di qualunque cosa e tipo..

A volte superava le prime fasi, ma poi non arrivava, puntualmente, mai alla finale delle manifestazioni, perché, comunque, le mancava quel quid…

Alice era oramai alla soglia della maggior età ed era stata, infine, coinvolta in quella fissazione della madre.

All’ennesima sconfitta, ci fu una feroce discussione fra le due donne, dove fu scaricata ogni colpa su di lei: “Non fai abbastanza per valorizzarti, non t’impegni a sufficienza nelle lezioni di canto e di ballo che io con grandi sacrifici ti faccio prendere: non collabori e non hai neppure cura di te stessa: guardati, sei troppo grassa; come puoi piacere a giurie di uomini con un fisico così poco armonioso?”.

Alice scappo via piangendo a quelle accuse; si chiuse in camera sua e pianse a lungo abbracciata al suo cuscino.

Poi si spogliò completamente, aprì l’anta dell’armadio alla quale era attaccato lo specchio e si guardò: sì, si vedeva proprio grassa, senza forme e proporzioni, era delusa e aveva deluso la mamma che tanto faceva per lei, ma ora sarebbe cambiato tutto, avrebbe avuto più cura di se stessa.

Cominciò a non mangiare quasi più nulla, a saltare i pasti o a vomitare subito dopo quanto aveva mangiato.

Piano, piano il suo fisico assomigliava sempre più a quello di una indossatrice, anche se, purtroppo, il primo a perdere di volume fu il suo seno: poco importa, a quello avrebbe rimediato in seguito con una protesi plastica, l’importante era piacere alla mamma, perché così sarebbe piaciuta anche alle giurie che dovevano ammetterla, finalmente, alla fase finale di un concorso.

Spesso, è vero, si sentiva stanca, sfinita dal lungo digiuno, da quella repentina perdita di peso, ma qualcosa va pure pagato al successo.

C’erano giorni che non riusciva ad alzarsi dal letto ed aveva dovuto lasciare anche la scuola: tanto la carriera per cui era predestinata era un’altra…

In uno dei tanti giorni in cui non riuscì a mettersi in piedi, comparve per la prima volta lui, il pollo tentatore!

Era enorme, alto quasi quanto lei e non riusciva a capire come fosse entrato nella sua stanza, visto che la porta era chiusa a chiave.

L’animale cominciò a girare intorno al suo letto, ad osservarla; le sembrò perfino che tenesse le ali incrociate dietro il corpo, come fa un filosofo quando pensa.

Mangiami!” le ordinò il pollo: ora Alice cominciava a capire, quello era una raffigurazione di un qualche diavolo che voleva rovinare la sua carriera e rendere infelici lei e la mamma.

Per quel giorno il pollo sparì, ma ritornò, tornò il giorno seguente, cominciò, come al solito, a guardarla e a scuotere il capo, sempre con quell’aria da Socrate degli animali, a tentarla verso la strada della rinuncia alla propria bellezza: proprio ora che  cominciavano a vedersi così bene le sue meravigliose costole!

Alice e la mamma continuavano a mandare fotografie ai concorsi, alle agenzie di modelle, ma non arrivava mai nessuna risposta.

Nel frattempo le condizioni della ragazza peggioravano: non stava quasi più in piedi, le sue labbra erano secche e screpolate, ma a quello si rimediava col rossetto; anche la sua pelle aveva un colore grigiastro, ma anche per quello c’era il trucco: il suo problema era che non si vedeva ancora abbastanza magra: oltre a stare attenta al cibo, anzi a rinunciarvi, doveva fare esercizio fisico, se solo ne avesse avuto le forze; al momento bastava, forse, camminare a lungo nella sua stanza, ma c’era quello stupido animale mandato da Lucifero in persona che le impediva il passo.

Una notte si svegliò per vomitare e sorprese il pennuto che, con ago e filo, le allargava i vestiti per farle credere di essere dimagrita; gli urlò, con un filo di voce, di andarsene e lui sparì, ma sarebbe ritornato: ritornava ogni giorno.

Una volta lo vide strano e si accorse che una delle sue cosce non aveva piume, ma era color ambra, era arrosto: “Assaggiami!” le suggerì il maledetto… e lei svenne. Ormai il pollo andava, veniva, la tentava, la guardava, le passeggiava intorno, la faceva piangere tutti i santi giorni.

Poi, una mattina, Alice si svegliò e vide, ai piedi del letto, un enorme vassoio d’argento, con sopra il pollo arrosto con tanto di cappellucci di carta sulle estremità delle cosce; solo la testa era cruda, con tanto di penne e bargigli e si muoveva e le parlava: “Vedi, mi sono preparato per te, sono proprio buono! Assaggiami e non te ne pentirai”.

Alice era furiosa: corse in cucina, afferrò un coltello e una forchetta e tornò dal suo demone: cominciò ad accoltellarlo, a farlo a pezzi, ma non bastava ancora, perché quello parlava, parlava… allora lo prese a morsi; in effetti era proprio buono: valeva la pena rinunciare al piacere di un pasto per essere quello che non sei?

Non ci sono solo le miss, poteva fare altro nella vita, poteva amare, studiare, essere amata per quello che era.

Il pollo sparì dalla sua stanza, allora lei scese in cucina, si mise a tavola e incominciò a mangiare.

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Pubblicato da su maggio 24, 2012 in Racconti

 

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