RSS

UN POMERIGGIO TRANQUILLO…

16 Apr

UN POMERIGGIO TRANQUILLO IN UN PAESE TRANQUILLO

Un piccolo paese, come ce ne sono a centinaia in Italia; un tempo lo si sarebbe chiamato addirittura semplicemente “villaggio”, ma adesso ci si ritiene troppo civilizzati per adottare una terminologia che, si pensa, dia l’idea di terzo mondo.

Anche questo, come tutti gli altri, vive centinaia (forse dalle dimensioni del paese anche solo decine) di storie piccole e grandi, ma che per i protagonisti di queste sono comunque grandi.

Il paese è così piccolo che, per la verità, succede ben poco di eclatante: almeno esteriormente questo è tranquillo salvo, come detto, per le storie personali, quelle che si svolgono nella riservatezza delle spesse mura delle case che sono lì da tempo immemorabile.

Anche oggi, qualunque sia l’oggi in un paese dove tutti i giorni sono uguali, è un pomeriggio tranquillo di un paese tranquillo.

Almeno apparentemente…

In realtà le sue storie segrete, spesso sono dei piccoli grandi drammi oppure delle decisioni importanti da prendere, ma tutto avviene al riparo delle stanze ombrose, perché il paese è piccolo e, se succedesse qualcosa che ne turbasse la tranquillità, tutta la comunità lo verrebbe a sapere in un batter d’occhio: radio – pettegolezzo è velocissima e spietata e i suoi ponti di trasmissione sono le botteghe (qui non c’è il fornaio, l’ortolano, il salumiere, ma le botteghe che vendono un po’ di tutto, compresi i pettegolezzi e magari immagazzinano prosciutti e formaggi accanto ai fustini di detersivo, così che tutti i cibi hanno un vago sentore di sapone di Marsiglia).

Il paese, dunque, non è bello, non ha storia, non monumenti, ma è tranquillo.

Però…

Oggi Guido e Vera hanno litigato.

Guido e Vera sono due tranquilli abitanti del paese tranquillo, ma oggi non sono più così tranquilli; un marito e una moglie litigano principalmente per due motivi: fedeltà o denaro.

Neanche a parlarne che in un paese come il nostro due persone come loro possano anche solo aver pensato ad una scappatella sentimentale: no, Vera rimprovera, invece, al marito di non avere mai avuto ambizioni e che adesso  lei non ce la fa più a tirare fine mese con lo stipendio da messo comunale di Guido.

D’altra parte lui le rinfaccia il fatto di essere sempre stata solo una casalinga, di non aver mai lavorato e che tutte le spese di casa gravino, in tal modo, sulle sue spalle.

Vera allora ribatte che lei ha scelto di allevare bene i loro tre figli, per questo non lavora, anzi, quello è il suo lavoro e lui dovrebbe retribuirglielo meglio.

Già, ma ora che i figli sono grandi… Forse prima di sera Vera prenderà quella benedetta corriera e lascerà per sempre il marito, il paese, i figli grandi e le disillusioni di una vita tranquilla ma mediocre.

E forse sulla corriera troverà Monica, che ha oramai diciotto anni e si è stancata di passare le sue domeniche seduta assieme alle amiche  sul muretto della piazza (inutile dire quale, visto che nel paese ce n’è una sola) ad aspettare senza sapere che cosa aspetta.

Alle diciotto c’è la corriera, quella che prendono i pendolari settimanali e forse lei ci salirà con la sua valigia di fibra marrone senza neppure le ruote e andrà verso quell’avventura che si sogna a diciotto anni.

Allora sulla corriera troverà forse Vera e, magari, anche Leandro che ha un segreto che non può rivelare e al quale il paese va oramai stretto e se ne vorrebbe andare, respirare finalmente un’aria diversa, godere gli ultimi anni attivi di una vita sprecata accanto ad una madre ingombrante e possessiva.

Ma soprattutto lui vorrebbe gridare al mondo il suo inconfessabile segreto, così da liberarsene, ma nel paese non si può fare, perché il paese è tranquillo e non ammette certe cose, certe dimostrazioni eclatanti, anche se la bottega ne godrebbe per mesi.

A sera ci sarà forse una corriera piena di gente insoddisfatta, stanca della vita tranquilla e piena di nuove speranze: Emilio che vuole fare lo scrittore, Lisa che vuole vedere il mondo, Gerardo che non ha più notizie da sette anni dell’unica persona che abbia mai amato quella che, invece, ce l’ha avuto il coraggio di prendere la corriera delle diciotto della domenica.

Noi siamo venuti a sapere di questi, come non si sa, ma forse una sola corriera non basterebbe a contenere le delusioni, le frustrazioni, le ambizioni represse di tanti altri dei quali non sappiamo nulla.

Forse in ognuno degli abitanti c’è ora la voglia di barattare la tranquillità con lo stuzzicante rischio dell’ignoto, il desiderio di decidere, almeno una volta nella vita, in quale modo viverla.

Perfino Aldo, il più vecchio fra gli abitanti del paese, pur senza  pensare minimamente a prendere una corriera alla sua veneranda età, ricorda e rimpiange il tempo di guerra, quando, invece della corriera, salì su di un camion e viaggiò e vide le grandi città e arrivò anche in Francia e poi in Albania e perfino in Grecia.

Dopo tanti anni proprio in questo tranquillo pomeriggio di una tranquilla domenica primaverile, in tanti è sorto questo senso di soffocamento, questa voglia di barattare tutto per l’ignoto, la voglia di rischiare, forse, il niente per il tutto o il tutto per il nulla.

Ci si avvicina alla sera; sono le diciassette e, quindi, manca un’ora alla corriera delle diciotto: Guido ha capito il sacrificio di Vera e lei si è accorta che più di così il marito non può fare; in fondo ha tirato grandi tre figli a forza di sacrifici e non è più una ragazzina: tutto sommato non manca loro nulla, nulla di materiale e hanno la tranquillità, che per molti è già tanto, così ha riposto sotto il letto la sua valigia, la sua rabbia e i suoi sogni.

Monica ha pensato a lungo ai suoi amici e non se la sente di lasciarli: sono cresciuti insieme, hanno sempre condotto una vita tranquilla e lontana dai pericoli e non vale la pena di gettare via tutto per fare un salto nel buio di un’altra dimensione.

In fondo, forse, ognuno nasce con un destino già scritto ed andarvi contro è un peccato mortale.

Lei, in verità, la valigia non l’aveva proprio preparata.

Leandro guarda la madre anziana che dorme: ha appena superato un attacco di angina e non è certo il momento di lasciarla, ha bisogno, l’ha detto il dottore, di riposo.  E di tranquillità.

Guarda l’orologio, pensa alla corriera che è appena partita e piange, col suo segreto che gli rode dentro e che è per lui più doloroso dell’angina della madre.

Emilio ha messo il manoscritto del suo romanzo in una busta, l’ha già affrancata e domani la spedirà per posta: in fondo si può fare lo scrittore anche senza bisogno di muoversi dal paese, la cui tranquillità lo aiuterà, anzi, a concentrarsi e migliorare il suo stile.

Lisa ha acceso la televisione su un programma di viaggi: ebbene sì, il mondo lo si può vedere anche così e Gerardo si è reso conto che dopo sette anni, forse non è opportuno rientrare nella vita di una persona che, oramai, se ne sarà costruita un’altra tutta nuova.

Mario voleva fare il calciatore, ma ha capito che non ne ha la stoffa: può continuare a giocare all’oratorio e divertirsi senza rinunciare alla tranquillità.

L’unico ad andarsene veramente è stato il vecchio Aldo, che ha scelto proprio questo pomeriggio tranquillo per chiudere per sempre i suoi occhi malati.

Così la corriera è partita, come ogni domenica, semi – vuota alla fine di un tranquillo pomeriggio in un paese tranquillo in cui avrebbero potuto accadere tante cose ma nel quale non è successo nulla, almeno per oggi, sì, perché la vita non è un romanzo.

Non sempre, almeno.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su aprile 16, 2012 in Racconti

 

Tag: , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: