RSS

IL RAGNO

20 Feb

IL RAGNO

Quando lo vide il suo primo pensiero fu: “Che creatura schifosa! E  per di più è enorme! Perché Dio ha creato bestie simili? Qual è la loro funzione?”.

Non si sa se anche l’altro avesse visto lui, ma ambedue si ritrassero, ognuno vinto dalle proprie fobie.

Quando ritornò era ancora là, troppo vicino al suo cibo perché avesse voglia di mangiare, troppo invadente nel suo ambiente che non intendeva condividere con un simile obbrobrio.

Avrebbe voluto ucciderlo, ma solo l’idea di avvicinarglisi, lo disgustava, provocandogli un accesso di nausea.

Non parliamo poi dell’idea del suo sangue: gli avrebbe inquinato ed infettato il suo ambiente forse per sempre.

Certo che quella convivenza era un bel problema: va bene che si era in una casa di campagna, dove è normale che esseri viventi di vario genere e stadi evolutivi coesistano, ma quando ci sono queste forme di fobia, si vive male, si ha disgusto del proprio cibo, che si pensa sempre possa essere stato contaminato e, da ultimo, ma non ultimo, si dorme male, con la paura costante che la bestia ti sorprenda nel sonno, che abbia un contatto con te, che ti possa fare del male, o peggio…

Così, o prima o poi, il problema va risolto: come? eliminandolo alla radice e definitivamente, anche se ci sarà sempre un altro essere viscido e ributtante che prenderà il posto di quello eliminato.

Il tempo passava e la bestia era sempre là: con tanti posti dove andare, lui no, ostinato, non si decideva a lasciare campo libero al legittimo proprietario della casa.

Pensò: “Io così non ce la faccio più ad andare avanti, ho bisogno di mangiare, di dormire tranquillo senza il terrore che quell’essere schifoso mi tocchi. La questione va risolta: schifo o no, devo decidermi ad eliminarlo una volta per sempre; se poi ne verrà un altro, tanto peggio, ma nel frattempo avrò almeno qualche giorno di tregua”.

Il problema principale erano le dimensioni di quella cosa che, oltre che disgustarlo, gli facevano veramente paura: ne aveva visti altri, ma mai così enormi.

Per eliminarlo dalla sua vita doveva sorprenderlo nel sonno, ma chi può sapere se quegli esseri così diversi dormono veramente e quanto?

Oppure se hanno un sesto senso che li avverte del pericolo?

D’altra parte se voleva risolvere la questione una volta per tutte, quella era l’unica possibilità, visto che da sveglio non se la sarebbe mai sentita neppure di avvicinarsi a lui.

Era conscio del fatto che dopo sarebbe stato male da morire, ma il ribrezzo sarebbe passato: per quanto forte, sarebbe stato un attimo, meglio che una vita intera a sopportarne la vista.

Così venne il momento: profittando del sonno, o presunto tale, dell’altro, gli si avvicinò di soppiatto e, nonostante la nausea che sentiva montargli a ondate, s’arrampicò su quel corpo glabro ed obeso e, giunto alla gola, gli piantò le chele nella carne e gli iniettò il veleno: se fosse stato sufficiente ad ucciderlo, solo il tempo poteva dirlo, ma ora, finalmente, il ragno poté mangiare in pace la sua mosca e poi addormentarsi, per la prima volta da giorni, senza incubi.

In fondo disfarsi di quell’animale inferiore, era stato più facile del previsto e, in fondo, il suo sangue non aveva neppure un cattivo sapore.


Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 20, 2012 in Racconti

 

Tag: , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: