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RECENSIONI GIALLI

09 Feb

Recensione: Morte e trasgressione di Marco Ernst

Rubriche Consigli Letterari

Editore: Greco & Greco Collana: Enigmi in giallo Genere: Gialli e Fantasy, Gialli e Thriller Rilegatura: Brossura

Pagine: 158 Anno: 2011

Prezzo: €10,24

Disponibile su:  Clicca qui  

Questo nuovo romanzo firmato Ernst inizia da un prologo riflessivo che pone l’accento sulla sregolata ed egoistica vita che si vive attorno al mondo dei ricchi, dove l’apparire è più importante dell’essere e dove, sopratutto, non si guarda in faccia a nessuno pur di raggiungere i propri traguardi, per poi fare atto di penitenza nel momento in cui ci si rende conto di aver buttato al vento un intera esistenza. Il commissario Grieco stava dando l’ultimo saluto al suo mentore, l’ex commissario Pasquale Loprete, che gli era stato vicino all’inizio della sua carriera di poliziotto indicandogli la via da seguire per essere sempre nella condizione di agire nella maniera corretta, sopratutto per riuscire a stare in pace con la propria coscienza, così come ora lui stesso aveva iniziato a fare con Trentin. Giusto mentre si stava asciugando quell’ultima nostalgica lacrima ricevette una telefonata proprio dal suo agente, che lo avvisava di un omicidio commesso nella zona buona di Milano, in un cantiere dove si progettava di costruire la “casa della moda” ed i nuovi palazzi della regione.

La vittima, Raffaele Cagli, era un giovane travestito, legato a quel mondo tramite un giapponese stilista emergente. Avendo dimostrato sin da piccolo il suo vero orientamento sessuale, oltrepassando più volte i limiti del decoro, i suoi genitori lo cacciarono di casa raggiunta la maggiore età. L’unica persona con cui continuava ad intrattenere rapporti era il suo fratellino quindicenne, pure lui palesemente gay; questo riuscì, di nascosto dai genitori, a far avere agli agenti le lettere che Federico gli scriveva raccontandogli la propria vita nella capitale e, grazie a queste, quelli cominciarono a farsi un idea dell’ambiente e della vita che svolgeva il ragazzo, riuscendo ad incontrare alcune delle persone più importanti della sua vita attuale, e iniziando a ad ipotizzare alcuni moventi interessanti che avrebbero portato al suo assassinio. Inizialmente le indagini si concentrano prevalentemente attorno alla figura di Lele, fidanzato della vittima, giornalista di moda dal carattere piuttosto riservato. E proprio perché incentrato in quell’ambito, fatto di nomi importanti e gelosie facili da maturare, che le indagini divennero sempre più intricate, e la soluzione del caso sempre più lontana, pur concentrandosi prevalentemente sulla figura del ragazzo.

Sempre più braccato dalla polizia, persa in loro ogni briciolo di fiducia, Lele cercherà di fuggire da essa per riuscire a trovare da solo l’assassino del suo compagno. Aiutato da un suo vecchio amore, Gabriele inizia le sue personali indagini, mettendo al corrente di ciò anche il commissario Grieco che, seppur all’inizio sospettasse di lui, inizia a ricredersi verso le sue convinzioni indiziali, sostenendolo, sicuro che possa aiutarli a risolvere il caso. Avendo avuto la giusta intuizione, Lele inizierà a svolgere un indagine in collaborazione con la polizia stessa, riuscendo ad entrare in contatto con le persone che ruotavano attorno alla vittima, scoprendo così un giro illegale legato all’ambiente della moda. Dopo mille svolte e colpi di scena, giustizia verrà fatta portando nel cuore di Lele finalmente un po’ di pace. Scritto con toni piuttosto forti, non adatto ai puritani convinti che il proprio “credo” dovrebbe vincere su ogni altro punto di vista, “Morte e trasgressione” non è solo un romanzo che parla di un delitto commesso nell’ambito del mondo omosessuale, ma è piuttosto una finestra aperta su una realtà che, nonostante venga ancora posta in discussione sotto il punto di vista morale, sta venendo sempre più allo scoperto, coinvolgendo coloro che per anni si sono tenuti nell’ombra a causa del pregiudizio nei loro confronti.

L’autore pone un accento importante sull’egoismo, l’ipocrisia e le tresche legate all’ambiente modaiolo, quello che al momento può essere considerato uno dei maggior poteri nel mondo. Leggendo con attenzione però, la cosa che emerge più di ogni altra, al di là del giallo elaborato in maniera magistrale, in grado di tenere accesa l’attenzione del lettore sino all’ultima riga, è il profondo amore che legava il personaggio di Lele alla vittima, il disagio che prova nel sentirsi estraneo alle esasperazioni di questa realtà da parte degli elementi più trasgressivi ed il desiderio di essere libero di donare il proprio cuore alla persona che più di ogni altra riesce a farlo sentire realmente vivo, senza dover aver il timore di essere giudicato come un viscido mostro della società. Una storia che fa sicuramente riflettere su quale sia, in concreto, ciò che ci distingue gli uni dagli altri, a prescindere dal proprio orientamento sessuale; perché i cattivi, quelli veri, sono nascosti tra la gente comune, quella che appare normale agli occhi del “popolo” e della quale non sospetteresti mai. “Gente medio borghese, pensò Grieco, il massimo della normalità, con le siepi senza una foglia fuori posto, tranne per quel figlio che era decisamente al di fuori della normalità. I genitori dovevano avere poco più di quarant’anni, almeno a giudicare dall’età dei due figli, ma ne dimostravano perlomeno settanta almeno come mentalità. Non fecero una piega alla notizia della morte del figlio, non versarono una sola lacrima” “Era, tutto sommato un bell’uomo e non dimostrava in alcun modo, né nell’atteggiarsi, né nel parlare, la propria omosessualità che, peraltro, non negava e non nascondeva: dopo il primo outing tutto diventa più facile.

Appariva visibilmente scosso: scosso dalla morte del ragazzo col quale aveva una relazione, che probabilmente amava anche col cuore e non solo con i sensi” “Il ragazzo stava guardando una fila di libri, lui era dall’altra parte del basso scaffale; i loro sguardi s’incrociarono e, forse in quello stesso momento, Lele capì di amare e di desiderare quel giovane che, oltre che straordinariamente bello, dava l’idea di essere anche dolce e intelligente” “Grieco era molto seccato e si sentiva ogni volta ferito dai riferimenti personali: aveva sempre pensato di aver sprecato molto della sua vita nell’averla vissuta da solo, senza amore e senza passione da molti, troppi anni. Ed ora che se ne accorgeva, era oramai troppo tardi” “«Sai una cosa Trentin? Io non ho mai avuto molta simpatia per i gay, ma ora mi accorgo che molti sono persone normalissime, che amano e soffrono come tutti e che, forse, coloro che si prostituiscono o adescano e molestano i giovani, sono solamente una minoranza»” “Lele, forse, per la gente comune e nella comune accezione, era un diverso, uno non normale, ma lui pensava che non ci fosse nulla di anormale nell’amare svisceratamente una persona, indipendentemente dal suo sesso (…) rivide in quegli occhi blu, in quel sorriso, per un attimo, il suo amato; allora gli parve che il tempo non fosse mai passato e fu travolto dai ricordi e dalla nostalgia”

Claudia Mameli

Recensione:Morte al conservatorio – Marco Ernst

Rubriche Consigli Letterari

Valutazione attuale: / 3
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MORTE AL CONSERVATORIO
di Marco Ernst

Editore: Greco & Greco
Collana: Nargre
Genere: Gialli e Fantasy, Gialli e Thriller
Formato digitale: EPUB
Rilegatura libro: Brossura
Pagine: 126
Anno: 2007
Prezzo cartaceo: € 9,50
Prezzo eBook: € 5,70
Disponibile su:http://lafeltrinelli.it/products/9788879804349/Morte_al_conservatorio/Marco_Ernst.html http://www.bol.it/ebook-italiani/Morte-al-Conservatorio/Marco-Ernst/ea978887980550/
Blog letterario: https://marcoernst.wordpress.com/

Antonio Brosettini è il custode del conservatorio di Milano. Un uomo dal passato triste e cupo, preso in giro dagli studenti a causa delle sue menomazioni, nell’ultimo periodo si ritrova spesso a scontrarsi con Nunzio e Rodolfo, due terribili gemelli siculi, mai cacciati dalla scuola per merito delle loro innate doti musicali, che non perdono occasione per far dannare l’uomo.
Proprio durante uno di quegli scontri, i tre scopriranno nei sotterranei il cadavere di Minni, ex moglie del vice direttore, un tempo promessa della lirica; donna subdola e macchinatrice, malvista da quasi tutte le persone delle quali si circondava.
A prendere in mano le indagini sarà Alfonso Grieco, campano di nascita, perseguitato da un frequente mal di testa che lo rende ancora più scontroso di quello che è in realtà. Commissario di vecchio stampo intollerante a tutto e tutti, con l’unico obbiettivo di scoprire la verità senza scendere a compromessi con nessuno; uomo decisamente solitario e scostante, l’unica persona che riesce a stargli vicino è il fido Gaetano Trentin, poliziotto a inizio carriera che, con grande spirito d’osservazione, dote apprezzata da Grieco, cercherà di carpire i segreti del mestiere dal suo capo.
Ad aiutarli nelle indagini sarà Antonio che, grazie alla sua costante presenza nell’istituto, fornirà agli inquirenti informazioni utili nella ricerca del colpevole, riscattandosi di tutte le umiliazioni subite nel corso degli anni di servizio da alunni e insegnanti. Si scoprirà infatti che proprio tra i docenti si era formato un ambiente ambiguo fatto di sotterfugi, orchestrato dalla vittima stessa, che non perdeva occasione per ricattare chiunque.
Essendo stato appurato che la notte dell’omicidio molti di loro erano presenti al conservatorio, ed avendo quindi, tutti, un movente valido per aver commesso l’omicidio, le indagini si troveranno in fase di stallo sino alla svolta decisiva, quando Antonio, ancora una volta “aiutato” dai gemelli, troverà gli elementi utili per risolvere il caso, prendendosi così la sua rivincita personale verso chi l’aveva considerato invisibile per troppi anni.

Una storia avvincente dal sapore squisitamente noir, nella quale l’autore, con dovizia di particolari, riesce a catturare l’attenzione del lettore fino all’ultima riga. Un libro che si legge tutto d’un fiato, aspettando di scoprirne la verità.
La direzione magistrale di questo capolavoro è di Marco Ernst, originario di Bergamo, attualmente professore di matematica presso la Scuola Media Franceschi Quasimodo di Milano. Nel corso degli ultimi dieci anni, ha partecipato a numerosi concorsi letterari di narrativa e poesia, (tra i quali, nel 2009, il concorso di poesia “Città di Voghera” da lui vinto) classificandosi sempre nelle posizioni più alte e ricevendo varie segnalazioni di merito. Ha all’attivo circa trecento racconti autografi pubblicati in proprio e un centinaio di poesie. Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo giallo, con la casa editrice Greco & Greco che, nel 2011, ha edito anche il suo “Morte e trasgressione”.

“Questo è uno dei più importanti e prestigiosi di tutt’Italia: vi vengono istruiti fin da piccoli i futuri concertisti, direttori d’orchestra, cantanti, coristi e via dicendo (…) Un luogo, quindi d’amore, di pace, d’arte. All’apparenza: in realtà un covo di serpi…”

“Era la notte del dieci maggio, anzi, dell’undici, visto che era passata la mezzanotte: il conservatorio avrebbe dovuto essere deserto, a quell’ora, ma non era così: c’erano ombre che si muovevano furtive, pur essendo ignare le une delle altre. C’erano voci indistinguibili, bisbigli, intrighi, relazioni segrete: nessuno udiva, nessuno sapeva, ma quella notte una di quelle voci avrebbe taciuto per sempre”

“Antonio Brosettini, era lì da sempre, tanto che sembrava nato in conservatorio e che avesse vissuto qui tutta la sua vita, tanto da essere uno dei pochi a non perdersi nella vastità del palazzo e ad essere al corrente dei segreti di quasi tutti quelli che vi lavorano”

“Era stata una brava cantante, era stata una bella donna, ma sicuramente mai era stata una bella e brava persona (e se lo fosse stata, forse, ora sarebbe ancora viva)”

“Il poliziotto di turno, al quale toccò quindi la patata più che bollente, era il commissario Alfonso Grieco, un uomo esperto, non più giovanissimo, uno della vecchia guardia, di quelli che credono poco nel DNA e molto nel proprio fiuto. Con lui c’era il suo braccio destro, Gaetano Trentin, una rarità, un poliziotto del nord in mezzo a tanti immigrati dal sud, molti costretti ad arruolarsi in polizia più dalla miseria che dalla vocazione”

“Non fosse stato per il luogo dell’omicidio e per le persone implicate, questo avrebbe avuto i canoni classici e le motivazioni di tutti gli altri delitti che quotidianamente avvengono nel mondo; sesso, denaro, vizio, potere, egoismo (…) Quella notte nell’edificio che ospita il conservatorio c’erano in troppi, praticamente tutti i personaggi più in vista di quell’istituzione, e soprattutto quelli che avrebbero dovuto essere d’esempio ai giovani”

“Col suo delitto ***** aveva gettato un sasso in un limpido stagno, sollevando tutta la melma del fondo: melma che l’avrebbe reso torbido per molto, molto tempo…
Prima o poi, comunque, l’acqua sarebbe tornata limpida, tutto si sarebbe dimenticato, compresa quella melma che, però, rimaneva lì, sul fondo, in agguato”

Claudia Mameli

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Pubblicato da su febbraio 9, 2012 in Uncategorized

 

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