RSS

L’ANGELO

11 Gen

 

L’ANGELO

 

Non saprei dire da quante ore mi trovavo su quel tetto: sicuramente molte, troppe. Mi sentivo intorpidito per la lunga immobilità, così cercai di fare esercizi di respirazione e di contrarre, pur rimanendo fermo, quanti più muscoli potevo per evitare crampi e formicolii.

Ero lì sicuramente dal giorno prima poiché c’era stata in mezzo una notte fredda e umida, ma ora il sole era alto e stava arroventando senza scampo il tetto piatto e senza una filo d’ombra. Avevo portato su tutto ciò che mi serviva in diversi viaggi. Poi con quel piccolo gioiellino di saldatore portatile a fiamma, avevo sigillato la porta metallica alle mie spalle. Sicuramente non avrebbe retto molto tempo, se avessero cercato di forzarla o di abbatterla, ma a me non serviva molto tempo: il tempo di accorgersi cos’era successo e tutto sarebbe già successo

L’idea del mio ”abbigliamento” me l’aveva data un telefilm poliziesco visto alla televisione; consisteva in una normale tuta da meccanico, sulla quale avevo cucito con pazienza strisce di stoppa e di cascami di stoffa. Osservato dall’alto, per esempio da un elicottero, ero certamente quasi del tutto invisibile, perfettamente mimetizzato col grigio – biancastro sporco del tetto. Anche il fucile di precisione, col suo cavalletto, il telescopio e il mirino laser erano stati accuratamente ricoperti con le stesse strisce che avevo addosso. E pensare che procurarmi quel fucile mi era costato i risparmi fino a qui accumulati in anni di lavoro e di sacrifici: d’altronde una volta finito tutto i risparmi non mi sarebbero serviti più a nulla.

In tutte quelle ore immobile, avevo avuto modo di fare un bilancio della mia vita e su quelle che erano state le motivazioni che mi avevano spinto a fare ciò che stavo per fare, anzi, che dovevo fare: ancora poche ore e tutto sarebbe finito. Valeva la pena di aspettare tutto quel tempo al sole del giorno e al freddo già pungente della notte settembrina.

Ero sempre stato un idealista, avevo predicato presso gli amici le mie idee, il mio credo politico fatto di giustizia e sostanzialmente di amore per i più deboli, ma ogni volta sembrava che le mie parole fossero portate via dal vento prima di essere udite d’alcuno. Allora capii che dovevo passare dalle parole all’azione e lo dovevo e potevo fare unicamente da solo: ed allora eccomi qui.

Ho ricordato i tempi della scuola, quando credevo di poter cambiare il mondo, di poter trascinare tutti dalla mia parte, mi sono venuti in mente i nomi dei miei amici d’allora: erano almeno vent’anni che non pensavo a loro, anzi, a dire la verità non ne ricordavo più nemmeno i nomi: ad un certo punto della nostra vita loro se n’erano andati, avevano anteposto se stessi ai propri ideali, mi avevano lasciato solo a lottare, per tutta la vita ero stato solo, come lo ero adesso.

Solo che adesso è il momento più importante della mia vita; e non solo della mia.

Hanno fatto sgomberare le strade e da ore ho elicotteri della polizia che mi girano sopra, ma non possono vedermi: tutto è perfetto, calcolato al centesimo. L’unico problema irrisolvibile è stata la mia fuga: dopo pochi secondi dallo sparo, sì, perché non avrò un secondo colpo, mi saranno addosso. Sfonderanno la porta, forse atterreranno con l’elicottero, sempre che il tetto sia abbastanza largo: in effetti non ho mai visto un

elicottero da vicino e non saprei calcolare le sue dimensioni. Comunque la cosa è secondaria: sicuramente sull’elicottero ci sarà un tiratore scelto e non mi lascerà sparare una seconda volta.

Non m’importa di morire dopo aver compiuto la mia missione, quello che mi dà fastidio e ciò che penserà di me la gente. Già m’immagino le interviste dei telegiornali ai miei vicini di casa: “Sì, era un tipo solitario, giusto buongiorno e buonasera, ma sembrava una così brava persona, colta, gentile coi bambini…” “Era così educato, ogni volta che mi vedeva con la spesa, insisteva per portarmela fino in casa…” “A me mi ha aiutato quando sono rimasto senza lavoro, mi faceva la spesa, soprattutto per i bambini, e la lasciava fuori dalla porta senza dire nulla, ma io so che era lui...” “Poveretto, lo dicevo io che con tutto quello studio gli avrebbe dato di volta il cervello…

E poi i titoli del giornali, già me li vedo: “IL RITORNO DEL TERRORISMO” “S’INDAGA SUI LEGAMI DEL TERRORISTA CON LE CELLULE ISLAMICHE”.

Vadano alla malora e pensino quello che vogliono, tanto da sempre la storia la scrivono i vincitori: quello che oggi si chiama terrorista, domani si potrebbe chiamare eroe nazionale: basti pensare a Washington, Simon Bolivar o Ché Guevara.

Riguardo a me, so che devo farlo, tanto più che una volta non posso morire, mentre tutti gli altri, compresi i miei vecchi compagni, muoiono mille volte ogni giorno, ogni volta che accettano l’ingiustizia, la persecuzione, ogni volta che si fanno condizionare dai blateratori di professione.

Chi non lo ha provato, non può capire quanto sia lungo il tempo d’attesa quando devi compiere l’azione più importante della tua vita: hai tempo di pensare a tante cose, di rivivere tanti anni e tante esperienze, di riprovare tanti dolori che ti hanno segnato. Così hai anche il tempo di convincerti che forse tutto è stato per quell’unico fine. Che sei su questo mondo per quell’unico istante, un momento che, però, cambierà la storia.

Sembra che il momento non arrivi mai, sono sempre più intorpidito: sono stato costretto ad orinarmi addosso, perché non potevo certo alzarmi col rischio di essere visto e non è una bella sensazione il sentirsi bagnato, col ventre appoggiato sul cemento che comincia a diventare rovente. Ma, come ho detto, fra poco questo sarà l’ultimo dei miei problemi. Certo che andarsene con il cavallo dei pantaloni bagnato, non è molto dignitoso: ecco, ho pensato una stupidaggine, è uno degli ultimi tentativi di aggrapparmi alla vita.

Sento il rumore delle auto che cominciano ad avvicinarsi per il convegno internazionale, ma a me interessa una sola auto e una sola persona: sicuramente sarà una delle prime ad arrivare, per fare gli onori di casa.

Ecco il corteo di auto blindate: blindatele pure, tanto prima o poi bisogna scendere anche dalle auto blindate. Chissà se hanno previsto un giubbotto antiproiettile? Comunque il colpo dovrà essere alla testa per essere sicuro che sia letale, per quello ho il mirino laser: un piccolo punto rosso che illumina il bersaglio, e il colpo non può che andare a segno.

Cominciano a scendere le guardie del corpo, si guardano in giro: certo che hanno delle facce poco raccomandabili, loro sì che hanno l’aspetto degli assassini.

Ora scende lui, il mio bersaglio: elargisce sorrisi a tutti e il suo sembra sempre più il sogghigno di uno squalo.

Ce l’ho! Perfetto, con la tempia proprio al centro della croce del mirino telescopico e quel piccolo punto rosso che danza per un momento al centro della croce e della tempia: una trazione sul grilletto, attento a non strappare, per evitare che il colpo possa deviare…

…Eccoli, stanno picchiando calci con gli anfibi in dotazione alle squadre speciali sulla porta del tetto, mentre l’elicottero, invece, è contro sole e non può intervenire. La porta comincia a cedere, ma non mi avranno, l’ho già fatto una volta da bambino e so che posso volare ancora libero come un uccello, se lo voglio…

In piedi sul bordo del tetto, con addosso la tuta mimetizzata sembrava veramente un enorme uccello bianco, anzi un angelo, e mentre cadeva per dieci piani, si sentì veramente un angelo: l’angelo dei deboli, l’angelo dei poveri, degli oppressi, dei diversi, dei disperati, l’angelo di tutti coloro talmente diseredati da non aver mai avuto fino ad ora neppure un angelo che li proteggesse.

 

 

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su gennaio 11, 2012 in Racconti

 

Tag: , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: