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… E IL SOLE SI SPENSE

02 Gen

… E IL SOLE SI SPENSE

Negli spazi infiniti c’è buio, c’è freddo; negli spazi sconfinati e inesplorati c’è mistero, c’è molto da scoprire e forse molto non sarà mai scoperto.
Là, negli spazi infiniti vive la bestia.
La bestia dorme da milioni di anni, ma per lei sono un tempo minimo, giusto quello di un riposino, perché là dove si trova il tempo non esiste.
Non è dato sapere quando è nata, quando morirà, da dove venga e cosa sia.
Forse è il cucciolo di Dio, del resto Lui creò l’uomo perché si sentiva solo: non potrebbe aver creato anche un cucciolo con cui giocare? Ma forse la bestia era lì ancora prima di Dio…
La bestia è fuori portata dei telescopi terrestri, dalle rotte delle astronavi e riposa tranquilla le sue membra antiche.
Poi qualcosa, un asteroide, forse, la urta; per lei è poco più di un granello di sabbia, ma sufficiente per svegliarla.
Anche se il suo è stato solamente un pisolino, ora ha fame e allora afferra una stella; la sua luce arriverà sulla terra ancora per centinaia di anni, forse migliaia, poi all’improvviso sparirà dalle mappe spaziali.
Oramai la bestia, enorme, inimmaginabile perfino rispetto a stelle e pianeti, è sveglia e decide di fare un giretto così, tanto per sgranchirsi, magari per trovare ancora qualcosa che plachi la sua insaziabile ed atavica fame.
Cammina, quasi nuotando nel nulla, calpestando galassie e interi mondi.
Se la prende comoda, eppure è più veloce della luce, perché ogni suo passo corrisponde a milioni di chilometri.
Per una frazione di secondo entra nella via lattea, va verso la periferia, sfiora il sistema solare, vede quella minuscola stellina gialla: sembra appetitosa, e allora lei estroflette la sua mostruosa lingua e la lecca via e sulla terra e sugli altri otto pianeti che erano legati a quella briciola tiepida, immediatamente è il buio.
Poi la bestia continua il suo peregrinare nell’infinito e subito è già lontana, invisibile, e mangia altre stelle e pianeti e comete di ghiaccio per dissetarsi.
Forse ai confini dell’universo troverà una bestia ancora più grande che si ciberà di lei, o forse Dio prima o poi si stancherà del suo cucciolo che sta mettendo disordine in quella macchina perfetta che lui, per gioco, ha creato.
Sulla terra nessuno ha potuto vedere quella frazione di secondo che ha spento il sole; neppure gli strumenti più sofisticati hanno testimoniato l’accaduto, perché sono tarati sulla velocità della luce e la bestia è stata più veloce.
Però metà del pianeta si è accorto che il sole è sparito e l’altra metà lo scoprirà all’alba, un’alba che non verrà mai.
Il solo fatto della scomparsa del sole ha causato cataclismi, terremoti, maree e mareggiate e l’ottanta per cento della popolazione terrestre non è sopravvissuta a questi.
I pochi altri, placatisi i primi sconvolgimenti della natura, hanno paura, hanno freddo.
Chi può si procura indumenti speciali per difendersi dal gelo, ma qui non si parla di pochi gradi sotto zero, ma di decine e decine di gradi Celsius e la temperatura continua a scendere, nonostante che sottoterra ci sia ancora del materiale incandescente che un po’ rallenta il raffreddamento.
Non ci sono più né negozi, né negozianti e così i pochi sopravvissuti arraffano ciò che vogliono e possono: cibo, combustibili, abiti.
Qualcuno fa incetta di ciò che non gli serve e che non servirà più a nessuno: spera di farne una speculazione e non si accorge che niente tornerà più come prima, che nessuno potrà mai più arricchirsi, fare una vacanza, divertirsi; si potrà solo ritardare il momento della fine.
C’è chi ruba televisori che non trasmettono più nulla.
Si formano comunità di persone che cercano di mettere insieme le loro forze e le loro idee per sopravvivere e, soprattutto, i combustibili e l’illuminazione.
Nessuno ha mai provato un buio così profondo: senza il sole neppure la luna brilla più, né riflette una luce che non esiste.
Altre comunità hanno ritrovato o aumentato la propria fede e riunite pregano insieme, pregano praticamente a tempo pieno, ma non servirà neppure quello e, forse, al buio nessuno troverà mai neppure la strada per l’al di là.
La disperazione fa impazzire i più fragili, getta tutti nello sconforto e tira fuori il meglio e il peggio delle persone.
C’è chi al buio aggredisce gli altri, uccide per uccidere, violenta perché sa che dopo sarà troppo tardi: se proprio se ne deve andare, vuol farlo divertendosi, pensando solo a sé.
E intanto la temperatura scende, inesorabilmente.
Al di sotto dei meno cento neppure gli speciali indumenti termici usati un tempo al polo sono efficaci.
Le stufe e le caldaie, pur roventi, non ce la fanno a riscaldare nulla.
Ogni volta che la gente si addormenta, molti non si svegliano più: almeno la morte ha un po’ di pietà.
La temperatura scende ancora e gli uomini e gli animali vanno verso l’estinzione.
Come sempre c’è un ultimo a morire: chissà chi è, ma a chi può interessare più, oramai?
Solo alcune forme di vita elementari e alcune piante sopravvivono ancora per un po’: è la vendetta della natura, è la sconfitta dell’evoluzione che non è stata capace di adattare i suoi tempi a una catastrofe così repentina.
Forse se lo spegnimento del sole fosse stato graduale, diciamo qualche milione di anni, Darwin avrebbe avuto ancora una volta ragione e i più adatti sarebbero sopravvissuti, mutati, si sarebbero adattati al gelo.
Ma oramai l’uomo ha perso il pelo e, comunque neppure quello sarebbe servito a  scaldarlo.
Perfino i mammut sono morti di freddo in Siberia, quando le polveri sollevate dalla cometa hanno oscurato per anni il sole.
Eppure a quel tempo, dietro la nuvola densa e nera, il sole c’era ancora.
La bestia che ha mangiato il sole, la velocità della luce superata, tutte le leggi fisiche che per anni l’uomo aveva studiato, scoperte e divulgate, sono state sbugiardate, ma anche questo non ha più nessuna importanza, oramai.
Solo una legge fisica si è dimostrata esatta: a meno duecentosettantadue gradi centigradi, lo zero assoluto, c’è la morte termica.
Non c’è più vita organica e anche le molecole inorganiche non si compongono e non si scindono più, congelate per sempre nella loro ultima forma.
La terra è solo un sasso buio con una crosta di spesso ghiaccio che la ricopre, che cela sotto di sé fossili e testimonianze che nessuno vedrà mai e che non interesseranno mai più a nessuno.
La terra è morta, il sistema solare non esiste più; senza la presenza del sole i pianeti sfuggono dalle loro orbite, vanno a perdersi nell’infinito.
La bestia ha distrutto un mondo ma, forse, nell’universo ce ne sono talmente tanti altri che l’universo non risentirà della scomparsa di un piccolo sistema legato ad una piccola stella e dei suoi minuscoli pianeti.

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Pubblicato da su gennaio 2, 2012 in Racconti

 

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