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UN COMPITO IMPORTANTE

30 Dic

UN COMPITO IMPORTANTE

Esiste al mondo uno strano uccello, Avis aeternalis è il suo nome, anche se non si sa chi glielo abbia dato: infatti è così raro che nessuno lo conosce, pochissimi lo hanno visto, ma anche quelli che l’hanno fatto, stranamente, non lo ricordano.

L’Avis aeternalis è più che raro: è l’unico e ultimo rappresentante della propria specie; può darsi che in un passato preistorico molti suoi simili solcassero i cieli insieme ai dinosauri volanti, ma ora lui è l’ultimo e solo.

Così capita che un giorno preciso di un tempo preciso questo uccello si mette in viaggio, perché ha un compito da svolgere, un compito importante; non è che sia un animale così intelligente, ma ha un istinto, una forza superiore che lo guida verso la sua meta e verso il lavoro che da sempre deve portare a termine.

Abbiamo detto che è strano come uccello ed è vero: ha il capo implume, di un colore rosso scuro, con solo una cresta centrale di penne rosso sangue, piantate esattamente su una linea che va dal centro degli occhi, alla base del collo: un po’ punk, un po’ capo pellerossa.

Le sue lunghe zampe sono arancio acceso, mentre il corpo è un alternarsi di piume nere e azzurro – acciaio; le ali non sono perfettamente rettilinee, ma formano un angolo a circa metà della loro lunghezza e, nella seconda parte, le penne non sono aderenti fra di loro, ma si sfrangiano a pettine: queste sono decisamente di color turchese.

La coda è fatta di poche penne molto grandi, alternate nei colori: una arancio e una viola metallico.

Ma la cosa più strana dell’Avis aeternalis è certamente il becco: questo è, infatti, fatto di carbonio in forma di diamante, l’elemento più duro sulla terra, e come tale è incolore e brillante.

L’animale si è così messo in viaggio per tempo, un viaggio lungo: non è ben chiaro da dove venga, né di cosa si nutra: del resto l’abbiamo detto che nessuno lo ha mai visto o se ne ricorda, quindi nessun ornitologo lo ha mai studiato.

Quello che invece è certo è la sua meta: la montagna più alta del mondo!

Anche se è un uccello speciale, esso deve pur riposarsi, ogni tanto, durante il lungo viaggio e, per istinto, sceglie luoghi isolati, ma oramai sulla terra è difficile trovarne di veramente solitari e disabitati, così a volte capita che qualcuno lo veda, soprattutto i bambini, che sono più osservatori degli adulti, ma per uno strano fenomeno il giorno seguente nessuno ricorda questo avvistamento: è uno dei tanti misteri che lo circonda.

Forse anche in passato qualcuno lo scorse e fece in tempo a ritrarlo su graffiti rupestri o, addirittura, su enormi disegni tracciati sul terreno; è nato così il mito del quetzalcoatl, l’uccello sacro centro – americano e, forse, in altri luoghi della terra, anche quello dell’araba fenice.

A Nazca, in Perù, un suo enorme disegno sul terreno ha fatto per anni discutere se fosse stata una raffigurazione lasciata da extra – terrestri, ma era solo la sua ombra proiettata sul terreno che gli indigeni si affrettarono a tracciare per non perderne la memoria.

Va anche detto che, per un volatore, le sue dimensioni sono decisamente inconsuete: circa una decina di metri di apertura alare, per una lunghezza di quattro o cinque metri dalla punta del becco al termine della coda.

Non si sa quanto duri il suo viaggio: giorni? Mesi? Anni? Ma alla fine arriva a destinazione: il più grande uccello del mondo davanti alla montagna più alta della terra!

Lui ha viaggiato molto in alto, perfino sopra le quote degli aerei di linea: diciotto, ventimila metri, dove fa un freddo tremendo, con parecchie decine di gradi sotto zero ed ora è stremato, vorrebbe morire, ma non può, feniceperché è condannato a svolgere il suo compito fino in fondo.

Così vede, finalmente, dall’alto il gigante di granito e ghiaccio e si butta in picchiata e va ad atterrare proprio sulla sua vetta.

Per giorni scaverà col suo becco di diamante nel ghiaccio, fino a mettere a nudo la roccia: solo allora si affilerà il becco su questa, consumandone alcune briciole.

Ecco, il suo compito è terminato: tornerà fra cento anni esatti e ripeterà l’operazione iniziata all’inizio di tutto, all’inizio del mondo.

Quando il suo becco avrà consumato l’intera montagna, tutto finirà e l’universo si collasserà dentro se stesso, ma solo quando l’uccello avrà terminato il suo compito.

Avis aeternalis, l’uccello dell’eternità.

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Pubblicato da su dicembre 30, 2011 in Racconti

 

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