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ESPRIMI UN DESIDERIO

25 Dic

 

Esprimi un desiderio…

 

(racconto segnalato al concorso “Parole e immagini” di Boves – Cn)

 

Emilio amava la natura, lo sport, la contemplazione.

Spesso, da quando era rimasto solo al mondo, il sabato o la domenica, andava in montagna a fare lunghe passeggiate in mezzo ai boschi.

Portava appesa alla cintura una custodia con un piccolo binocolo e, quando il bosco si apriva sulla visione dall’alto di una vallata, si metteva con questo ad osservare il panorama.

Sovente osservava grossi rapaci, ai quali non avrebbe saputo dare un nome, volare alti e quella visione lo emozionava in un turbine di sensazioni.

Un giorno, durante una di queste escursioni, gli parve di sentire, poco lontano dal sentiero, un lamento; con cautela s’inoltrò nel folto, fino ad un crepaccio quasi invisibile, ricoperto com’era di vegetazione e di rami, dove un uomo stava appeso ad una radice, penzolando pericolosamente nel vuoto.

Aiutami, ti prego, implorò quello strano tipo, sono un genio e, se mi salvi, esaudirò un tuo desiderio”.

Emilio stava già per soccorrerlo, ma quell’implorazione lo bloccò: “Se sei veramente un genio, ribatté, perché non ti salvi da solo?”.

Dovresti saperlo, è una regola fissa: chi ha dei poteri non può mai usarli per se stesso!”.

Anche se, evidentemente, il tipo era un po’ fuori di testa, non poteva certo lasciarlo in quella situazione e quindi, con la massima cautela per evitare di fare la stessa fine, gli porse una mano e lo trascinò in salvo.

Guarda che prima non scherzavo: mi chiamo Alfio e sono veramente un genio, solo che sono ancora un apprendista di terza categoria, per cui, come promesso, esaudirò un tuo desiderio, qualsiasi esso sia, solo che non potrà essere più di uno e che durerà solo un giorno, dall’alba al tramonto. Puoi chiedermi denaro, donne, lusso e godertelo per un giorno, ma alla sera tutto svanirà, compreso quello che, se vuoi il denaro, questo ti avrà procurato: mi spiace ma non posso fare di più!

Emilio non credette neppure per attimo ad una sola parola di quel mentecatto, ma non valeva la pena, proprio per il suo stato mentale, di perdere tempo a ribattere. In fondo era un ometto innocuo e divertente nella sua folle inventiva.

Questi passò quasi un’ora a raccontargli dell’organizzazione gerarchica e burocratica del suo mondo: era talmente preciso da essere quasi convincente.

Poi cominciò a farsi tardi: nei boschi viene scuro presto, ed i due si salutarono, ma prima di sparire (come l’uomo avesse fatto, quello sì era un mistero) il sedicente genio porse al suo salvatore un biglietto con inciso in rilievo un numero, evidentemente telefonico, ma molto strano, mai visto “Non ti preoccupare, gli disse, la chiamata è a mio carico e, ricorda, in qualsiasi momento puoi richiedere quanto ti spetta, ma un solo desiderio e per un giorno solo”.

Poi, come detto, sparì, quasi risucchiato dalla fresca penombra del bosco.

Era stata una bella avventura, simpatica e divertente, ma, chissà per quale motivo, Emilio non la volle mai raccontare a nessuno.

Mise, comunque, il biglietto da visita del suo nuovo amico nel portafogli e, nel corso degli anni, ogni volta che cambiava il portamonete, lo trasferiva dal vecchio al nuovo, quasi costretto da una forza misteriosa.

Col tempo, pian piano, dimenticò l’accaduto, il genio e la sua offerta.

Poi, si sa, la vita va come deve andare e non è sempre fortunata per tutti; Emilio ebbe meno di quanto avrebbe meritato: condusse una vita di stenti, sempre al limite della sopravvivenza, solo, mai ebbe un amore, mai un successo per alcuna delle sue iniziative.

Passavano anni tutti uguali, senza slanci, senza emozioni.

Anche le passeggiate ecologiche si diradarono fino a sparire dalla sua vita di uomo prima maturo, poi anziano, poi decisamente vecchio, soprattutto di dentro.

Arrivò alla pensione, con un assegno da fame che lo costringeva a rinunciare a quasi tutto ciò che avrebbe reso un poco meno triste il suo inevitabile declino.

E poi Emilio si ammalò.

Una malattia di quelle che non lasciano scampo ad un uomo anziano, anche perché non si spreca mai molto tempo a curare un vecchio con poche prospettive davanti a sé.

Un giorno Emilio, nel pagare il ragazzo che gli aveva portato a domicilio quel poco di spesa che poteva permettersi, si vide scivolare in mano il famoso biglietto del genio: “Ricorda, un solo desiderio, per un solo giorno, ma qualsiasi cosa tu voglia, telefonami..” gli ritornarono alla mente le ultime parole dell’uomo.

Stava per gettare, finalmente dopo decenni, il bigliettino, ma poi ci ripensò: “In fondo cosa ci posso rimettere? Al limite risponderà qualcuno che mi prenderà in giro: non è certo questo che mi ucciderà...”,

Si trascinò stancamente e non senza fatica e dolore alla cabina all’angolo (da tempo non aveva più il telefono, che non si poteva più permettere e che, d’altra parte, era totalmente inutile alla sua solitudine).

Durante il breve percorso, che a lui parve eterno, si trovò a fantasticare, come quando era giovane: quante volte, prima di addormentarsi e a luce spenta, restava al buio a pensare, immaginando vincite miliardarie e pensando a cosa avrebbe potuto realizzare con quel denaro.

Oppure s’inventava avventure favolose che solo in quel modo avrebbe potuto vivere.

Ora, come allora, pur convinto dell’insensatezza di quella telefonata che stava per fare, si ritrovò a pensare cosa avrebbe potuto chiedere come desiderio: magari di poter ancora accarezzare la pelle vellutata di una giovane donna?

Oppure di avere ancora la forza di fare un’altra passeggiata fra i boschi? O, ancora, un pranzo luculliano, l’ultimo pasto del condannato? “Tutte cretinate, concluse, buone solo a dare illusioni che poi fanno più male.

Comunque telefonò. “Grazie per la chiamata, rispose una cortese voce femminile, la sua richiesta è stata registrata e sarà evasa al più presto. Nulla le sarà addebitato per la chiamata”.

Se non altro quello era vero, l’apparecchio gli restituì le monetine introdotte, ma chissà chi aveva chiamato? Tornò lentamente a casa: non si può dire che fosse deluso, poiché mai aveva pensato che sarebbe successo qualcosa.

Entrando nel suo monolocale lo vide subito: lo stesso ometto di allora, per nulla invecchiato, lo attendeva seduto sul bordo del letto mal rifatto e che avrebbe avuto bisogno di lenzuola nuove. “Salve, lo accolse, grazie ancora per avermi salvato la vita; mi hai finalmente chiamato ed eccomi qui, almeno mi potrò sdebitare. Allora, hai deciso qual è il tuo desiderio? A proposito, mi dispiace, ma sono sempre di terza categoria, per cui la regola non è cambiata: un solo desiderio e per un sol giorno”.

Allora era tutto vero! Dopo una vita sfortunata, almeno ora avrebbe potuto concludere alla grande. “Ora devo farti la domanda ufficiale, come vuole il protocollo, ESPRIMI UN DESIDERIO”, disse il genio con voce stentorea.

Ed allora Emilio decise: “Voglio rivedere un’ultima volta i miei genitori,che sono le uniche persone che mi hanno veramente amato, e trascorrere con loro un ultimo giorno, se così deve essere”. “Bene, bella scelta che ti fa onore, concluse il genio, domani il tuo desiderio sarà esaudito ed io sarò libero dal mio impegno. Ora, ti prego, restituiscimi il biglietto da visita”.

Prese il rettangolino di cartone che gli fu porto e sparì con uno sbuffo.

L’indomani Emilio si svegliò di buon’ora: i vecchi, si sa, non dormono molto; accanto al letto, su due sedie di paglia, le sue ultime rimaste, c’erano la madre e il padre, più giovani di lui, potevano avere un’età intorno alla cinquantina.

La madre prese ad accarezzargli il capo con pochi capelli canuti, come era solita fare anche quando lui non era già più un bambino, anche se ora lui si sentiva il bambino di un tempo, mentre il padre le stringeva con amore la mano libera, sorridendo al figlio.

Per l’intera giornata stettero insieme ed Emilio non finiva più di raccontare decenni di vita, evitando i ricordi spiacevoli: la madre continuava a carezzarlo e, quando ebbe uno dei suoi accessi di tosse, gli andò a prendere un quadretto di cioccolato, come quando era piccolo.

Poi, con tristezza, Emilio si rese conto che la luce scemava, che il giorno, quel giorno magico se ne andava.

Il suo era un letto grande, da una piazza e mezza: un po’ stretti, ma si sdraiarono tutti e tre vicini, stringendosi le mani, Emilio in mezzo e i genitori ai suoi lati e pian piano, serenamente, tutti e tre si addormentarono. Per sempre.

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Pubblicato da su dicembre 25, 2011 in Racconti

 

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