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INSEGUITA

21 Dic

INSEGUITA

(racconto finalista – entro i primi 12 – al concorso “Giallomilanese 2011”)

Milla, diminutivo di Camilla, trentasette anni, nubile e single, fa l’infermiera professionale: una della vecchia guardia, di quando non ci voleva una laurea, seppur breve, per svolgere il suo lavoro. Milla, come detto, non ha un uomo, né ha più la sua famiglia d’origine, dunque vive sola, dunque non ha impegni con nessuno, se non con il suo lavoro e i suoi ammalati.

Così lei accetta qualunque turno, qualunque straordinario: non è per i soli, ma per quei poveretti che soffrono.

Sono le due di notte, ha fatto due turni consecutivi, di cui uno in sala operatoria, è sfinita, ma soddisfatta perché quella notte una vita è stata salvata ed è anche un po’ merito suo: c’era anche lei in sala operatoria.

Toc – toc, fanno i suoi tacchi bassi e larghi sul pavé nella notte deserta che aspira a diventare presto un mattino.

Toc – toc e un toc-toc più veloce dietro di lei; un po’ di paura ce l’ha, vero che non è una ragazza nel fiore degli anni e della bellezza, ma con tutto quello che si legge sui giornali… non ha il coraggio di voltarsi, però accelera il passo; pensava che abitare a meno di un chilometro dall’ospedale e poterci andare a piedi fosse una fortuna, ma ora non ne è più tanto sicura.

Toc – toc –toc e dietro di lei toc-toc-toc: ora non è più paura, è terrore e quei passi sempre più vicini, ha il cuore che le esplode in gola, è la corsa, è il panico, poi una mano l’afferra e poi la notte diventa più notte, dimenticandosi le su ambizioni di mattino.

Milla riapre gli occhi: un filo di penombre vi penetra. S’accorge di essere legata per le mani a qualcosa sopra la propria testa e sente freddo, perché non ha più nulla addosso.

Un’ombra esce dalla penombra, forse dalle tenebre: non ha il coraggio di guardare, sta piangendo, sta pregando: “Dio mio, no, perché io, che male ho fatto? Stanotte ho aiutato a salvare una vita, ti prego, tu salva la mia” …ma Dio in quel luogo, in quell’inferno in terra, non c’è mai entrato, non la può ascoltare.L’ombra è sempre più vicina, Milla apre un occhio, giusto il tempo per vedere che ha qualcosa in mano, poi richiude la palpebra alzata e incomincia a urlare, lo fa fino al silenzio pietoso.

ORRIBILE DELITTO ALLE PORTE DELLA NOSTRA CITTÀ: IL CADAVERE DI UNA DONNA DELL’APPARENTE ETÀ DI 30 O 40 ANNI È STATO TROVATO QUESTA MATTINA IN UN TERRENO ABBANDONATO. DATO LO STATO DEL CADAVERE NON È STATO POSSIBILE EFFETTUARE UN RICONOSCIMENTO, PERTANTO SONO STATI CONVOCATI TUTTI COLORO CHE HANNO DENUNCIATO LA SCOMPARSA DI UNA PERSONA DI SESSO ED ETÀ DELLA VITTIMA. NON SONO STATI RIVELATI PARTICOLARI SULLE CAUSE DELLA MORTE, MA PARE CHE ALCUNI AGENTI ARRIVATI SUL POSTO SIANO STATI COLTI DA MALORE.

Questa la notizia d’apertura dei tutti i telegiornali del giorno seguente, per tutte le loro edizioni.

Ora Camilla detta Milla, riposava in pace, senza più dolore, ma prima di poterlo fare… Già, i poliziotti intervenuti, la omicidi di Milano al gran completo, con il commissario Alfonso Grieco, l’ispettore Trentin e l’agente Jovine in testa a tutti: non erano stati loro a sentirsi male, ma alcuni giovani agenti della mobile, sì.

Nessuno alla questura di Milano aveva dei dubbi: non avevano seguito, tranne un caso, corsi di profiling negli Stati Uniti, ma non c’era dubbio: quello era, forse, il primo, ma non sarebbe stato l’ultimo cadavere così conciato: quella era opera di uno psicopatico e quelli non si fermano, traggono forze dal piacere del delitto, del dolore che provocano e piano, piano, i loro delitti diventano più frequenti.

Olga era alle soglie della pensione: oltre un quarto di secolo di marciapiede, i quaranta passati sulla sua carta d’identità e ancor più sul suo volto: ormai i clienti sempre più rari, perché c’erano le minorenni dell’est, c’erano le nigeriane, le rumene, persino i ragazzini e poi i travestiti brasiliani e uruguagi.

Anche quella era stata una serata negativa: dalle dieci alle tre per una marchetta con un vecchietto che non era neppure riuscito ad avevre un’erezione: venti euro, neppure quelli per la spesa, figuriamoci per un taxi, così si avvia a piedi verso casa.Tic – tic, fanno i suoi tacchi a spillo sull’asfalto e, nel silenzio,subito un veloce toc-toc dietro di lei; sa che non è un cliente, fa solo in tempo a pensare al telegiornale della settimana prima, poi tutto si spegne e svanisce.Anche lei si sveglia solo per accorgersi di dov’è e come è, poi si augurerà di non averlo mai fatto.

UN NUOVO ORRENDO DELITTO, CON CARATTERISTICHE CHE FANNO PENSARE A QUELLO DELLA SCORSA SETTIMANA, FA TREMARE LA CITTÀ DI MILANO. DA AMBIENTI VICINI ALLA QUESTURA SI SUSSURRANO DUE PAROLE CHE METTONO I BRIVIDI SOLO A PRONUNCIARLE: SERAL KILLER. I PARTICOLARI DAL NOSTRO INVIATO…

Grieco maledisse il momento che era entrato in questura, fece mentalmente il calcolo di quanto mancava alla pensione e poi si prese la testa fra le mani: cominciava a dolergli: non sapeva che pesci pigliare, come muoversi. E intanto la gente moriva, si potrebbe dire come mosche, ma in questo caso era meglio dire come bestie al macello. A Milla e Olga seguirono Orietta, Carla, Mirella, forse altre mai ritrovate e che mai lo sarebbero state. Intanto i giornali parlavano di incapacità della polizia, si facevano interpellanze parlamentari, si chiedevano le dimissioni del ministro degli interni, del capo della polizia e intanto…

Tania aveva lavorato dietro il bancone del bar del locale alla moda all’Isola fino alle tre: di solito chiudevano alle quattro, il venerdì e il sabato anche un’ora più tardi, ma con tutte quelle donne assassinate il lavoro era calato quasi del cinquanta per cento e, soprattutto, nessuno più circolava dopo una certa ora di notte; non solo, non a piedi, per lo meno.

Si avviò alla macchina: lì era tutta sosta residenti, ma neppure i vigili circolavano più la notte. Stava per aprire la portiera, quando sentì un veloce toc-toc di passi pesanti, da uomo alle sue spalle.

Si girò in fretta, nella mano lo spray urticante anti-aggressione, nell’altra un pesante pezzo di tubo d’acciaio che aveva preso l’abitudine di portarsi in borsa da quando tutto era iniziato.

L’aggressore lanciò un grido stridulo e si coprì gli occhi che non vedevano più nulla, poi il colpo in testa gli spense anche quel poco di visione.

Si svegliò esattamente come le sue vittime: nudo e legato appeso; la donna gli si avvicinò senza timore e con decisione: “Non aver paura, caro, non sta arrivando la polizia: quella arriva sempre troppo tardi e anche stavolta, purtroppo per te, farà tardi. Mentre l’aspetti, ma temo che non ci saranno presentazioni, ho qualcosa per te da parte di alcune amiche-. Non le conoscevo, ma erano lo stesso amiche”.

Non sapeva tutto, nessuno lo sapeva, ma Tania era una donna ricca di fantasia.

Quando ebbe finito, decise che nessuno avrebbe mai trovato il corpo; c’erano tanti metodi per farlo sparire: acido, fuoco e quello, comunque, non lo avrebbe cercato nessuno.

Quello che gli aveva fatto era stato piacevole molto, una esperienza da ripetere: c’erano tanti balordi e porci in giro. L’uomo era un piccolo spacciatore che “lavorava” in corso Como: ora che il serial killer pareva scomparso, la gente aveva ripreso a uscire la sera e in corso Como c’erano tanti locali alla moda, per gente ricca che non disdegna una dose di “neve”.

Quelle che aveva erano finite, aveva guadagnato bene e poteva tornare a casa.

Purtroppo il metrò era già chiuso e la patente gliela avevano ritirata: doveva andare a piedi.

Toc – toc, facevano le sue scarpe sul marciapiede, un rumore stanco; dietro di lui sentì un veloce tic-tic e qualcosa gli disse che doveva scappare ed iniziò a correre, ma il rumore dietro di lui era sempre più vicino.

Poi tutto divenne nero, e la notte fu ancora più notte.

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Pubblicato da su dicembre 21, 2011 in Racconti

 

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