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DUE NOVEMBRE

01 Nov

DUE NOVEMBRE

Era il due novembre di un anno qualunque; era il due di novembre, il giorno dei morti, della loro commemorazione.

In una città qualunque, in un qualunque cimitero un uomo qualunque, uno fra tanti, coi grattacapi di tutti: bollette da pagare, conti da far quadrare, un matrimonio che si adagia nella noia, uno con le rabbie di tutti per le ingiustizie, le guerre, le prevaricazioni, le ingiustizie, l’ottusità di governi e chiese, un uomo come tanti, con alle spalle un vissuto e dei lutti, affetti spariti a lasciare cicatrici purulente e non rimarginabili, camminava lento e pensieroso fra le tombe, le lapidi, i colombari, gli ossari, i monumenti a volte sfarzosi, altre commoventi, a volte con messaggi celati di un linguaggio criptico concordato fra chi c’è ancora e chi è scomparso.

A mio zio pescatore” recita un epitaffio sotto alla piccola scultura di un pescatore con la canna in mano flessa sotto il peso di una preda catturata: un sorriso, quello è forse un omaggio più vero di tanti voti al soprannaturale, un estremo legame ai piaceri della vita che chi stava là sotto aveva saputo godersi.

Poi, simile, la rappresentazione di un bocciofilo, un altro, un pittore, raffigurato con l’ampio basco, la tavolozza e il cavalletto davanti: legami alle certezze contro la paura dello spirituale.

E poi Santi, Madonne, pietà, Cristi deposti o benedicenti e quella mano scheletrica che esce dalla lastra di marmo in un ultimo anelito di aggrapparsi alla terra, alla vita, mentre la forza più potente del mondo tira dalla parte opposta.

L’uomo anonimo guardava tutto ciò e pensava: pensava a quanto tutto è spesso inutile e futile: fare il bene, fare il male, stentare, rubare, guadagnare, accumulare denaro inutile in quella destinazione definitiva, non rendersi conto che si calpestano altre persone e non si è ancora sul treno, ma nella ala d’aspetto, convinti, però, di essere già giunti a destinazione.

Ecco, capita, a volte, che un uomo qualunque, non uno speciale, non un santo o un filosofo, faccia quello che altri non sanno fare: guardare e pensare.

Cercò, mentre andava verso l’ultima dimora di persone che aveva amato, di contare le tombe, ma era un’impresa impossibile: erano tante, erano troppe e poi la sua mente era altrove per potersi concentrare su una cosa banale come contare.

Certo erano centinaia, migliaia, eppure un piccolo granello rispetto al numero dei morti in un milione di anni di nascite, morti, dolori, errori e mai nessuno che impara dagli errori degli altri.

Non ci sono solo i morti: è il due novembre e il cimitero è pieno di visitatori: pochi piangono, molti parlano, qualcuno telefona, altri discorrono dei fatti loro e lui, l’uomo che sta cominciando a capire, vorrebbe parlare loro, avvertirli, ma che servirebbe la sua voce anonima in quel deserto di sentimenti?

Allora inizia una preghiera di pietà e speranza: “L’eterno riposo dona loro o signore, ma dona ai vivi la luce della consapevolezza e voi che ora sapete tutto, aiutatemi a dirlo a gridarlo, ad avvertire queste persone che vi sono state care”.

E allora, all’improvviso, un rumore ed una lapide si spezza e una mano esce, ma no, non è quella di bronzo, questa è una mano di ossa, e poi il corpo e poi altre tombe si scoperchiano e colombari si aprono e centinaia, migliaia di corpi che hanno ascoltato la sua preghiera, escono per un momento dai loro monolocali a canone bloccato.

George Romero, Zombi: “Quando non ci sarà più spazio all’inferno i morti cammineranno sulla terra”, ma esiste l’inferno? Qualcosa può essere peggio della cattiveria e dell’egoismo che c’è sulla terra?

No, questi non sono malvagi corpi assetati di carni vive, ma sono coloro che hanno visto e capito, che non hanno smesso di amare e vorrebbero avvertire coloro che hanno amato, quelli che si ricordano di loro, spesso, solo una volta all’anno, di cambiare, perché l’essenza della vita non è il denaro, il potere, la sopraffazione dei più deboli, ma qualcosa di più profondo.

C’è anche lo zio pescatore con tanto di camma e il pittore con l’ampio basco.

Tutti vorrebbero parlare, urlare, ma quelle bocche, quelle gole sono vuote.

Per un attimo tutti i visitatori si fermano attoniti e istupiditi da un evento che turba ogni loro convinzione.

E i morti cercano di urlare, con un coro assordantemente muto, ma nessuno ascolta.

L’uomo cerca di aiutare loro come loro vorrebbero aiutare lui, ma viene guardato con commiserazione; poi uno ricomincia a parlare al cellulare, che gli è appena squillato, ed allora tutti rientrano nelle loro tombe, sconsolati da quell’ennesimo fallimento, dopo tanti fatti in vita.

Fra uscita e rientro il pescatore ha perso anche il suo pesce fuso nel metallo.

Non fosse stato per quello, avrebbe potuto essere un sogno, un sogno dell’uomo, un sogno collettivo.

In pochi minuti tutti dimenticano e, prima dell’uscita dal cimitero, anche l’uomo qualunque avrà dimenticato quell’avventura straordinaria, perché la vita è così e la gente non cambierà mai e ci sarà sempre una guerra, un truffatore, qualcuno che cercherà di prevaricare il prossimo.

È sera del due novembre, fa buio presto, il cimitero chiude, tutti tornano alle loro tv al plasma.

Su una lastra di granito lucidato è rimasto un pesce di bronzo.

 

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1 Commento

Pubblicato da su novembre 1, 2011 in Racconti

 

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Una risposta a “DUE NOVEMBRE

  1. forexforlunch

    novembre 10, 2011 at 12:06 pm

    Questo articolo fornisce la luce in cui possiamo osservare la realtà.

     

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