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Nuovo libro: Il Titanic e l’arca

28 Ott

INTRODUZIONE

Ben ritrovati, amici lettori: anzitutto, come faccio sempre, vado a spiegare il titolo del volume.

Spesso mi arrivano, via e-mail, delle interessanti presentazioni o serie di diapositive fatte con power – point: a volte sono foto curiose (bambini o animali), altre barzellette, magari riciclate e illustrate, altre volte ancora si tratta di testi, o immagini, sui quali meditare.

Uno di questi ultimi conteneva, appunto, la frase in epigrafe, dalla quale è stato estrapolato il titolo del volume.

Il significato mi pare chiaro: il Titanic, meraviglia dell’ingegneria navale dell’epoca, fu affondato da un iceberg al suo viaggio inaugurale, mentre l’arca di Noè resistette ad un diluvio, pur essendo stata costruita da persone, Noè e i suoi figli, che non erano carpentieri navali di professione ma ,come si narra, viticoltori e quindi contadini.

Detto questo, io ho letto racconti di Buzzati, Hemingway, Camilleri, King, Lucarelli e, royalities a parte, non invidio nessuno dei suddetti e non reputo, scusate l’immodestia, i miei scritti inferiori ai loro.

Anzi, di alcuni di loro ho letto anche racconti veramente brutti, mentre i miei, credo, mantengano sempre un certo standard minimo; è anche vero che ogni scarafone è bello a mamma sua…

Con questo ennesimo volume supererò i trecento racconti: è chiaro che diventa sempre più difficile trovare ispirazioni, ma quando mi accorgerò di scrivere qualcosa di brutto, qualche “mocciata o vespata”, mi dedicherò ad altri progetti: i gialli, magari, o il libro di divulgazione sessuale e anche la storia della matematica.

Sempre che me ne rimanga il tempo: ogni anno che passa è uno di più e uno di meno… Resta il rimpianto di avere iniziato tardi a scrivere ed aver sprecato tempo in cose futili, come vivere e divertirsi, ma spesso è così, si trova la via giusta quando oramai è tardi per presentarsi in casa delle persone per rispondere a un invito. Devo dire, però, che da maggio 2009 a luglio 2011, che è il mese in cui sto finendo di scrivere queste pagine, ho vinto cinque premi letterari per narrativa, fiabe e poesia (e spero non siano gli ultimi: se ci saranno nuovi successi lo leggerete sull’ultima di copertina) e ciò conforta il mio lavoro e mi sprona a non mollare mai.

A tal proposito mi viene alla mente un aneddoto: io sono andato in vacanza per vent’anni a Sestri Levante e qui, nella baia del silenzio c’era un tizio, ora defunto da tempo, del quale ho scordato il nome (forse si chiamava Tony, ma non ci scommetterei), che noleggiava barche e traghettava col motoscafo i bagnanti desiderosi di privacy al cosiddetto “scoglio piatto” (a volte scordandoseli e lasciandoli lì tutta notte).

Ogni inverno cominciava la solita litania: “Il lavoro è in calo, non si guadagna più nulla, sono vecchio e stanco, nessuno mi aiuta: io non ce la faccio più a tirare avanti, io smetto”.

Poi, a tarda primavera, arrivava qualche turista e chiedeva: “Scusi è lei che noleggia barche?”; “Sissignore”, rispondeva e tirava fuori dal magazzino i componenti del pontile, le imbarcazioni, i motori e, felice come una Pasqua (anche perché il periodo era quello), riprendeva il suo lavoro.

Ecco, mi sembra di essere diventato come lui: mi lamento che non copro le spese, che ogni anno qualcuno dei vecchi lettori mi molla, ma poi quando finisco una silloge mi precipito in copisteria, contratto sul prezzo e do alle stampe il libro.

Forse qualcuno riterrà i miei racconti leggeri, nonostante le mie ripetute vincite ai concorsi, o forse proprio per quelle: scrittore nazional – popolare!

Allora vorrei raccontare un altro breve aneddoti: si dice quando l’attore Dean Martin era oramai malato terminale, una sera andò a cena col suo grande amico Frank Sinatra che, per l’occasione aveva prenotato l’intero ristorante in modo da essere solo con l’amico. Raccontano i camerieri che “The Voice” non mangiò nulla e pianse per tutta la serata.

Io vi giuro che ho scritto molte cose per le quali ho pianto mentre le scrivevo, le rileggevo, le correggevo, mentre altri racconti non sono proprio riuscito a rileggerli (soprattutto quelli che mi coinvolgono personalmente).

Del resto, qualcuno di voi riuscirà a non commuoversi leggendo il racconto “Classe 2a X”?

Spesso, durante supplenze in classi non mie, o anche nelle mie, se c’è tempo, gli alunni mi chiedono di leggere loro un mio racconto, ma alcuni di questi non sarei mai in grado di farlo, perché mi farei vedere in lacrime e… andate a leggere “il professore nudo”, su uno dei miei libri sulla scuola.

Credo che questa profondità di emozioni qualcuno l’abbia percepita, qualcun altro condivisa e che ciò faccia di questi miei scritti non proprio dei raccontini insulsi, banali o, come detto, nazional – popolari.

Ho dato un mio volume ad una mia collega che leggeva i racconti all’anziana madre non più vedente e questa mi ha riferito che alla madre erano piaciuti, perché non amava le letture banali e i miei scritti non lo erano.

L’emozione non ha voce, cantava Celentano, ma, in compenso, ha lacrime e spesso ce ne vergogniamo, mentre non ci vergogniamo di ridere se vediamo qualcuno cadere e farsi male: mah!, siamo proprio animali strani.

Come ha detto qualcuno: “C’è qualcosa di sacro nelle lacrime: non sono un segno di debolezza, ma di forza. Sono messaggere di un grande dolore o di un amore infinito”.

Cambio decisamente argomento: chi mi segue da sempre ricorderà il volume “Cento e più”: ebbene, questo, con poca fantasia, avrei potuto chiamarlo “Trecento e più”, visto che con questo libro si raggiunge tale quota, come ho più sopra detto.

Allora, ditemi voi: trecento racconti cosa significano? Che è ora di smetterla? Oppure che se sono stato in grado di scriverne ben trecento, è giusto che io vada avanti? Attendo e accetto commenti…

Una piccola precisazione, diciamo così, tecnica: come è noto io scrivo i miei libri, li correggo, li impagino, li faccio stampare, li vendo (se ci riesco); questo, ovviamente, escluso i gialli pubblicati dall’editore.

La mamma di un mio amico è sempre il mio primo test: le do da leggere la prima bozza e lei, gentilmente, avendo un buon occhio, mi segnala eventuali errori di battitura o refusi; prima di far stampare i libri, comunque, li rileggo e cerco altri eventuali errori, ma va sempre a finire che, invece di questi, correggo il testo, lo miglioro, cambio o aggiungo frasi e raramente trovo refusi.

Questo perché, conoscendo ciò che ho scritto, letto, riletto, vedo le parole ma non come sono state digitate; con questo voglio chiedere scusa se mi scappa qualche errore: privilegio la forma alla scrittura e di ciò spero mi si renda atto e mi si perdonino le eventuali sviste.

Le grandi case editrici hanno correttori di bozze specializzati ed appositi (e pagati): io faccio ciò che posso, non avendo gran ché aiuti.

Con tutto ciò, mi è capitato di leggere un romanzo del mio autore preferito, pubblicato da un editore di primo piano, nel quale ho rilevato decine di errori di stampa: se succede a loro, mi sono detto…

Un’ultima appendice: perché 31 racconti? Potrei dire “Perché Hemingway ne ha scritti 49?”, ma scherzosamente ho risposto nell’ultimo volume: chi fa 30, dice il detto, può fare 31, ma c’è un altro motivo; io sono, l’avrete capito, romanticamente e malinconicamente legato al passato: c’era una canzone di Jannacci, “La luna è una lampadina” che piaceva a me e mia mamma e che diceva “Il 31, inteso come tram è già passato…”, già il 31, il tram della mia pre – pubertà, quello che prendevo a undici anni per andare a scuola, alle medie, quello che tutt’ora fa capolinea vicino a casa mia: un ultimo attracco al passato e ai suoi rimpianti.

Una somma di concause, insomma, che mi ha suggerito questo particolare numero: trentuno.

INDICE

 Introduzione pag. 9

  1. So cosa hai fatto “ 15

  2. Una settimana a Venezia “ 21

  3. Biondo era e bello “ 27

  4. Attentato! “ 33

  5. Presenze “ 41

  6. L’ordalia “ 47

  7. Evoluzione “ 53

  8. Notte “ 59

  9. Il giovane Pietro, pescatore “ 65

  10. Che fare? “ 75

  11. Classe 2a X “ 81

  12. Il dopobarba è finito “ 91

  13. Il paradiso di Jacopo “ 97

  14. La cosa nel letto “ 103

  15. L’esperimento “ 109

  16. Rewind “ 115

  17. The long and winding road “ 121

  18. Partita a scacchi “ 127

  19. Il sostituto “ 133

  20. Figlio di qualcuno “ 141

  21. In silenzio “ 147

  22. Asylum “ 153

  23. Delitto perfetto? “ 161

  24. Vivere da protagonista “ 171

  25. Brucia! “ 177

  26. Le parole che non ho mai detto “ 183

  27. Un test sbagliato “ 189

  28. Lessico familiare “ 195

  29. Ti racconto un sogno “ 203

  30. Che cosa è Dio? “ 209

  31. Così, per provare “ 215

Biografia e bibliografia “ 223

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2 commenti

Pubblicato da su ottobre 28, 2011 in Racconti

 

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2 risposte a “Nuovo libro: Il Titanic e l’arca

  1. eglepiediscalzi

    ottobre 30, 2011 at 7:13 pm

    Sempre aria frizzantina la tua.
    Bel ruscello ruscellante come dice qualcuno…
    egle

     

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