RSS

PESCI DI SPIAGGIA

20 Ago

PESCI DI SPIAGGIA

Era un agosto caldo, molto caldo anche su quella spiaggia della riviera romagnola.

I termometri segnavano 47 gradi all’ombra.

Anche in spiaggia c’era la stessa temperatura, nonostante tutto questa era piena di persone, tutte rigorosamente sotto gli ombrelloni, che non erano più i vecchi ombrelloni di tela colorata, ma questi erano stati fatti in materiale riflettente proprio per mitigare un po’ di più gli effetti del sole.

Nessuno s’azzardava a prendere la tintarella: in pochi minuti si rischiavano  gravissime quanto dolorose ustioni e, col tempo, si sarebbero sviluppati melanomi.

Era il buco nell’ozono, era l’effetto serra, erano un milione di altre cose difficili da capire per la maggior parte delle persone, ma tutti capivano cosa voleva dire il pericolo dell’esposizione al sole, anche perché molti l’avevano provato sulla propria pelle (e mai come in questo caso il detto calzava a pennello).

Comunque lì, in spiaggia, all’ombra e sotto l’effetto della brezza di mare se non altro si riusciva a respirare un poco.

Oddio, respirare è una parola grossa…

La spiaggia era piena, ma il mare no: fare il bagno era pericoloso quanto e più che prendere il sole.

Le acque,anche quelle dei laghi e dei fiumi erano acide, corrosive ed invivibili per qualsiasi  essere vivente: vegetali o animali, vertebrati o invertebrati.

Così, nel corso degli ultimi lustri, da quando la situazione dell’ambiente era peggiorata, si erano verificate strane mutazioni nelle creature acquatiche.

Ostriche e vongole crescevano per le strade, attaccate al bordo dei marciapiedi; se fossero ancora commestibili, nessuno aveva voglia di sperimentarlo.

Polpi e calamari vivevano, invece, sugli alberi, insieme a certi pesci a cui si erano sviluppati polmoni molto simili a quelli umani, curiosi pesciolini con occhi estremamente sporgenti e pinne che si erano mutate in zampette con tanto di artigli: alcune specie arrivavano ad avere fino a dodici paia di arti.

Nottetempo si potevano incontrare, se si era particolarmente sfortunati, squali randagi che giravano per le strade, sbranando tutto ciò che si muoveva.

Loro non avevano zampe, ma scivolavano ad una velocità incredibile sul ventre, come facevano un tempo i pinguini sul ghiaccio, quando i ghiacci c’erano ancora, grazie ad un particolare tipo di muco che secernevano e che era un pericolo vagante per le automobili: aveva la stessa scivolosità di una lastra levigata di ghiaccio cosparsa di sapone liquido per i piatti.

E faceva pure schifo, oltre che per l’aspetto, per l’odore che emanava.

E pensare che tutto era cominciato non più di cinquant’anni prima con un litigio all’interno delle nazioni unite che aveva portato, per una ripicca suicida, alcune nazioni a boicottare i piani ecologici contro l’inquinamento e a difesa dell’ambiente.

Così non cerano più leggi contro le sostanze inquinanti, contro i lavaggi delle petroliere, contro la caccia ai grandi cetacei e via dicendo.

La stragrande maggioranza delle specie si era estinta e quelle poche sopravvissute erano mutate e mai nella storia dell’evoluzione tali mutamenti erano aventi così in fretta.

Anche la specie uomo era in forte crisi: non c’era più acqua da bere, vegetali da mangiare, pesci da pescare e tutto il cibo era sintetico, fabbricato dalle uniche industrie ancora esistenti.

Manuel lavorava per una di queste, una fabbrica d’acqua potabile: un lavoro pericoloso, per fare il quale doveva indossare una tuta protettiva e una maschera antigas, cosicché con quelle temperature era impossibile fare quel lavoro d’estate ed allora la fabbrica chiudeva per tre mesi, proprio nel momento in cui ci sarebbe stato maggior bisogno, dato l’aumentata richiesta d’acqua.  Così questa veniva razionata, ma tutto era razionato, perché non è facile sfamare dieci miliardi di persone con cibo sintetico. Qualcosa guizzò fra l’ombrellone di Manuel e quello vicino: era una sogliola, o almeno quello il cui si era evoluta.

Non essendoci più possibilità di vivere in mare, le poche specie di pesci che non si erano estinte, si erano evolute e vivevano sotto la sabbia, respirando tutti tramite polmoni; se ci si sdraiava sulla spiaggia e si posava l’orecchio a terra si poteva sentire il respiro di migliaia di creature: non solo pesci, ma anche molluschi e crostacei.

Un pesce volante uscì dalla sabbia come sparato da un fucile e presto fu alto nel cielo fino a diventare un puntino invisibile, ma presto sarebbe morto per l’elevata temperatura.

Prima c’erano pesci di mare, di fiume di lago, ora c’erano solo pesci di sabbia.

Ovviamente questi mutanti non erano commestibili, erano peggio di quelli che, circa un secolo prima, erano chiamati OGM. Non che non fossero buoni, ma essendo dei mutanti causavano mutazioni orribili in chi si azzardava a cibarsene.

Qualcuno aveva visto i mutanti ricoverati in appositi istituti di ricerca, ma nessuno osava parlarne, quasi a volerne cancellare il  ricordo. Ma dopo aver visto non si poteva dimenticare: quelle immagini ritornavano sotto forma di incubi spaventosi, solo che gli incubi erano il ricordo della realtà. In mezzo al bagno Nettuno si sollevò un piccolo cratere di sabbia: ne uscì una tartaruga a sei zampe che inseguiva una medusa che di zampe ne aveva un paio di dozzine: la medusa corse via sui suoi ventiquattro piedini e, dopo un po’, la tartaruga si reimmerse nella rena dorata. Sulla spiaggia qualcuno leggeva, qualcuno dormiva, c’era fra l’altro un tanfo terribile, visto che con l’acqua razionata non ci si poteva lavare, ma tutti si erano oramai abituati a quelle emanazioni; Manuel era intento ad osservare le creature che uscivano dalla sabbia. In fondo, spesso ciò che è drammatico suscita curiosità, era così anche ai tempi delle corse in macchina, quando la gente, in fondo, le guardava solo aspettando di vedere un incidente spettacolare.

Manuel dondolava pigramente un braccio giù dalla sua sedia a sdraio, quando dalla sabbia guizzò un pesce che lo azzannò. Questo non lo aveva ancora visto nessuno: era un pescetto di non più di venticinque, trenta centimetri, bellissimo nella sua mostruosità; era variopinto come un pappagallo tropicale, arancio, blu e verde, ma l’aspetto era di uno di quei pesci abissali che si vedevano solo nei libri.

La sua mandibola si apriva a dismisura, non avendo articolazione ed aveva denti sottili, ma resistenti come acciaio e lunghi sette, forse otto centimetri. Manuel urlò di dolore, attirando l’attenzione degli ombrelloni vicini, o meglio dei loro occupanti, poi picchiò il braccio al quale era attaccato il pesce contro l’asta dell’ombrellone, causandosi una nuova ondata di dolore nel braccio, ma facendogli mollare la presa. Il pesce guaì di dolore e sparì sotto la sabbia. Poco dopo ne sbucarono un altro paio che addentarono entrambe le braccia dell’uomo. Il dolore era insopportabile, lui urlò ancora e questa volta tutti sentirono, ma non ebbero il tempo di guardare verso quel grido. Come se questo fosse stato un segnale prestabilito, dalla sabbia sbucarono a decine, a centinaia, forse a migliaia i pesci carnivori, ognuno con bellissimi colori tutti diversi, anche se nessuno aveva voglia di ammirarne la livrea. Qualche coraggioso riuscì ad ucciderne alcuni, ma per uno che moriva una decina ne emergevano dalla spiaggia addentando, strappando carni per poi immergersi e lasciare spazio e cibo ad altri suoi simili. Dopo un paio d’ore sulla spiaggia non era rimasto altro che un’enorme macchia di sangue e un urlo senza fine, un urlo che echeggiava oramai per tutta la riviera.

Quando non ci sarà più spazio nel mare, i pesci nuoteranno sulla terra

Annunci
 
1 Commento

Pubblicato da su agosto 20, 2011 in Racconti

 

Tag: , , , ,

Una risposta a “PESCI DI SPIAGGIA

  1. eglepiediscalzi

    settembre 6, 2011 at 1:49 pm

    Una serenità paurosa.
    Mi piace la semplicità e la chiarezza, i commenti un pò meno,
    perchè interrompono il racconto.

     

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: