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LA FINE DEL MONDO

15 Ago

LA FINE DEL MONDO

 

Fabio era a letto ammalato, Fabio aveva otto anni.

No, non si pensi a una vicenda tragica, a un male incurabile: era una banale influenza con tonsillite, come spesso capita ai bambini, e febbre a non più di trentotto, ma si sa, per un bambino, dalla sua prospettiva, ogni cosa pare più grande e il suo piccolo mondo è per lui un universo intero.

Era stato messo nel lettone di mamma e papà e per tutto il giorno aveva sonnecchiato e vegliato, come spesso avviene sotto l’effetto del rialzo della temperatura.

Era il primo pomeriggio di una calda e assolata primavera; la mamma di Fabio aveva socchiuso le persiane scorrevoli, creando così una penombra piacevole e spiacevole al tempo stesso: era piacevole perché suggeriva frescura, così che il caldo di quel pomeriggio non accentuasse il fastidio della febbre nel bambino, ma spiacevole in quanto dava l’idea di una malattia vera e propria.

Il piccolo ammalato si risvegliò dal breve periodo di sonno: abbiamo detto che potevano essere circa le due e mezzo del pomeriggio, e osservò che il sole stampava sulla parete opposta alla grande porta – finestra, una lama di luce ben delineata.

Stette ad osservarla in silenzio per un po’ e, presi dei punti di riferimento, notò come questa si spostava lentamente sulla parete, dalla porta verso l’angolo opposto (anche a scuola lui era sempre stato il piccolo scienziato, quello delle esplorazioni e delle scoperte, d’altra parte era già in terza!).

Papà e mamma si alternavano ad andare a controllare le condizioni del figlio, più o meno ogni mezz’ora; la madre, più pratica, gli tastava la fronte e il collo col dorso delle dita per controllare se fosse ancora caldo e gli somministrava panaceiche spremute di arance rosse; il padre, invece, gli chiedeva come stesse e poi scherzava un poco con lui.

Ora era il turno del babbo; dischiuse piano la porta, nell’eventualità che il figlio dormisse, ma lo vide sveglio: “Come stai? Ti fa male la testa?” domandò più per prassi che per utilità; è sempre così, nelle occasioni importanti i padri sono drammaticamente imbranati e impacciati nell’agire.

Papà – ribatté il bimbo, senza neppure badare a rispondere a tono alla domanda che, del resto, non attendeva una vera risposta – sai, ho scoperto una cosa! La luce cammina lungo il muro. Quando è arrivata in fondo cosa fa? Torna indietro?”

Era fondamentale chiedere questa informazione al papà, perché lui sapeva tutto e non sbagliava mai.

L’uomo rispose ridendo: “Se torna indietro, vuol dire che è la fine del mondo”, dopo di che socchiuse la porta ed uscì.

Spesso gli adulti non immaginano quanto poco sia il senso dell’umorismo dei bambini e quali danni possa fare uno scherzo verbale: da quel momento Fabio si destò del tutto e non ebbe più il coraggio di riaddormentarsi: doveva controllare la luce; lui, ora, era il guardiano del cammino del sole e nel suo sorvegliare era riposto il destino dell’universo e dell’umanità.

Papà – chiamò dopo un poco, il padre arrivò subito, un po’ allarmato, dal suo studio accanto alla stanza da letto – sai, mi sembra che la luce sia tornata un poco indietro”

Il padre rise piano e rispose sottovoce, quasi a non voler svegliare il figlio da un sogno interrotto: “Te lo sei immaginato, il sole non può tornare indietro”. Chiuse la porta e ritornò al suo lavoro.

Già, pensò Fabio che, nonostante la malattia aveva ricevuto quell’importante incarico di vigilare sul destino del mondo, non può farlo, ma se lo fa? Io devo avvertire qualcuno, se succede!

Passò un’altra mezz’ora durante la quale il bambino quasi non batté le palpebre per paura di perdere un solo attimo vitale del movimento di quella lama che, oramai, era diventata una vera e propria mannaia, poi chiamò di nuovo: “Papà – stavolta gridò più forte, provocandosi una fitta acuta alla gola infiammata – papà – chiamò una seconda volta senza dare tempo all’uomo di giungere lì”

Il padre comparve sulla porta, questa volta ancora più preoccupato di prima da quel richiamo disperato: oltretutto la moglie era uscita a fare la spesa e lui, in caso di necessità, non avrebbe saputo che fare: “Che cosa c’è?” chiese allarmato.

“Papà, disse con voce lamentosa, quasi piangendo (era, si sentiva, così piccolo e quel compito era troppo grande per lui) ora sono quasi sicuro che è tornato indietro di un pezzettino così” e fece a braccio teso un gesto con pollice e indice corrispondente, nelle sue intenzioni, ad un paio di centimetri

“Ora basta, rispose il padre che era passato dalla paura alla perdita della pazienza, era uno scherzo quello del sole che torna indietro, non prendere sempre sul serio tutto quello che ti si dice! Abbiamo giocato, ma ora finiscila, riposa e lasciami lavorare: il sole non torna indietro!” Richiuse la porta e voltò le spalle a quella faccenda che reputava ormai chiusa.

Il sole non può tornare indietro, l’ha detto papà… ma se lo fa?

Ormai era quasi sicuro, quello era il giorno del giudizio, e solo lui lo sapeva, avrebbe dovuto dirlo a tutti, che i grandi facessero qualcosa, ma se non gli dava più retta neppure il suo papà, chi lo avrebbe fatto?

Passarono altri tre quarti d’ora; “Papà, chiamò ancora, ora non c’erano dubbi, aveva preso bene le misure e la luce era tornata indietro di un bel pezzo, papà, chiamò ancora, ma dall’altra stanza il padre non aveva più intenzione di rispondergli, papà, papà, chiamava sempre più piano”

Nessuno lo ascoltava, aveva paura.

Cominciò a piangere in silenzio, poi si tirò il lenzuolo sopra il capo, si fece piccolo, piccolo, rannicchiato in posizione fetale, ed attese così che il mondo finisse.

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Pubblicato da su agosto 15, 2011 in Racconti

 

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