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TI PUO’ CAMBIARE LA VITA

05 Ago

TI PUÒ CAMBIARE LA VITA

Signori, telefonate ai vostri amici di accendere la tv, perché dopo la pubblicità il nostro concorrente leggerà la domanda da un milione di euro e un milione di euro, ti può cambiare la vita” stava dicendo il rubicondo presentatore dagli schermi dei quattordici pollici delle cucine, dei quarantadue al plasma dei saloni, perfino dei tre pollici dei videofonini.

Così Erik, quello sempre ignorato, sottovalutato, bistrattato stava per avere la sua rivincita sul mondo, sì, perché la domanda l’aveva già letta prima della pubblicità e lui la sapeva quella risposta.

Non che Erik fosse un patito della televisione e dei quiz, ma  quello gli piaceva, innanzitutto perché andava in onda nella fascia preserale, così uno non doveva fare le ore piccole per vedere come andava a finire, e poi perché metteva in risalto le conoscenze, cultura o nozionismo che siano, non solo dei concorrenti, ma anche degli spettatori da casa.

Certo a lui non sarebbe mai venuto in mente di fare domanda di partecipazione: era stato uno scherzo, quasi, di alcuni suoi amici: un po’ per prenderlo in giro, ma anche perché sapevano delle sue grandi doti e del suo sapere.

Già, ma del resto il sapere era il suo lavoro: lui faceva il libraio e, come la maggioranza di questi, lo faceva per passione, per l’amore dei libri e della lettura e, quindi, leggeva moltissimo e di tutto.

La sua passione principale, però, era la poesia; lui leggeva poesie e ne scriveva, anche se nessuno aveva mai letto un solo verso suo.

Per lui la poesia era una cosa troppo personale, era un mettere a nudo la propria anima e provava imbarazzo a fare leggere i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Per il resto, se la felicità esiste, Erik si poteva dire un uomo felice o, forse è meglio dire un uomo appagato, sì, perché aveva tutto ciò che gli serviva: il suo lavoro, i libri, e la sua poesia.

Gli mancava, è vero, l’amore, ma quello che si riceve, perché riguardo al darne, nessuno era più disponibile di lui.

Comunque l’amore non si compra e, per il resto, lui non aveva alcun desiderio materiale.

Quindi, se aveva accettato la convocazione, per il provino prima e per la partecipazione poi, al quiz, non era stato per i soldi, ma per il gusto puro e semplice del gioco e del mettersi in gioco.

La pubblicità, interminabile, finì; lo studio fremeva e brulicava come un nido di larve su cibo andato a male: è quello che il pubblico da casa non vede.

Mentre sul teleschermo scorrono detersivi, formaggini ed automobili di lusso, gli spettatori in sala e i concorrenti assistono a quella specie di frenesia in cui tutti si muovono di corsa, timorosi di essere ripresi nel loro compito dall’improvviso ritorno in video.

Il presentatore gridava di far venire la truccatrice, perché gli colava il sudore sotto i 40.000 watt dei riflettori e assomigliava sempre più ad un cotechino che cola grasso sullo spiedo; il regista urlava ordini tecnici sul posizionamento delle telecamere, l’assistente di studio cercava di tenere il pubblico fermo al proprio posto.

Poi, alle parole magiche:”In onda…”, tutto si fermò, in attesa del momento magico del ritorno sugli schermi.

Il presentatore, deterso e ritruccato, riprese da dove aveva lasciato: “Signori – diceva premendo con fare professionale sulla <gn> – avete telefonato agli amici, ai parenti? Questo simpatico amico sta per leggere la domanda da un milione di euro e un milione di euro, ti può cambiare la vita…”.

Già, pensò Erik, senza più ascoltare il resto della celebrazione di quel momento che avrebbe portato nuovi contratti pubblicitari miliardari al network privato che trasmetteva il programma, un milione di euro ti può cambiare la vita, anzi, volente o nolente, te la cambia la vita.

Ma la sua come poteva cambiare?

“…non ti ho ancora chiesto – continuava il presentatore con consumata abilità professionale e ben sapendo che bisognava allungare i tempi e con questi la suspence – come impiegherai la vincita, se hai già deciso cosa farai di questa cifra, ammesso che tu la vinca, che, ripetiamolo, è una somma che può cambiare la vita a chiunque…”.

E dalli! Ma perché per giocare, per divertirsi, uno doveva gettare via tutto quello che aveva costruito con impegno e amore per anni? Perché per uno stupido quiz e per un fortunato colpo del destino che gli faceva conoscere la risposta, doveva impacchettare tutto, la sua poesia, i suoi libri, il suo lavoro, le sue amicizie, insieme al mattone più grosso del mondo e gettare tutto nelle profondità marine?

Questa volta fu lui a parlare, a catturare la scena al posto del faccione colorito del conduttore: “Ma, veramente, per scaramanzia non ci ho ancora pensato, sai (sì, perché in tv vige quel falso cameratismo per il quale ci si deve dare del tu) in fondo viaggiare non mi piace, la casa ce l’ho, il lavoro anche e quindi non ho grosse esigenze; magari qualche piccolo sfizio, come il registratore DVD o cose simili, ma per il resto non ho fatto programmi…”.

“Beh – riprese il conduttore che, per l’occasione, aveva indossato i panni del consulente finanziario – potresti sempre ingrandire la tua attività, magari aprire un’altra libreria, forse, con un milione di euro, anche più di una…”.

Ecco, ci sarebbe mancata solo quella: non diventare milionario di punto in bianco, ma addirittura un capitalista col problema di avere sempre più soldi fra i piedi a cercare di farti diventare ciò che non sei e non vuoi essere.

Sugli schermi delle case e sui monitor dello studio televisivo appariva in primo piano la domanda, quella bella e terribile, quella che fa la differenza fra un bel po’ di soldi e una cifra che ti si vuole insinuare nella tua vita e rivoltarla come piace a lei.

Una lettera, bastava dire una lettera: A, B, C oppure D ed era come tagliare i fili che reggevano il mondo, il tuo mondo.

C’erano, è vero, altre due alternative: non rispondere, ed avere comunque una cospicua sommetta, una che gli avrebbe consentito di stampare, magari sotto falso nome, le sue poesie e riempircisi una vetrina della sua libreria, oppure sbagliare, aver comunque una bella cifra, ma fare la figura del mediocre e questo no, il suo orgoglio non glielo consentiva.

Rilesse ancora una volta la domanda: chiedeva chi fosse stato il primo marito di una famosa miliardaria e filantropa americana e sotto i quattro nomi, ma uno a lui appariva gigantesco, enorme e lampeggiante e la tentazione di pronunciarlo, o anche solo dire la lettera che lo contrassegnava, era tanta; poi sarebbe forse diventato un personaggio, la gente sarebbe venuta in libreria solo per vederlo, per avere un autografo.

Sarebbero arrivati i giornalisti, anche loro parte del complotto di chi gli voleva cambiare la vita, quella vita che a lui piaceva così com’era.

“… Vuoi telefonare a casa, vuoi l’aiuto del pubblico, vuoi eliminare due risposte? Ricordati che hai ancora tutti gli aiuti e sei a un passo dal cambiare la tua vita…”.

Adesso, però, esagerava: gli stava diventando antipatico con quell’insistenza a voler interferire sul corso della vita altrui; avrebbe voluto rispondergli male, magari con una di quelle battutine sarcastiche per le quali andava famoso fra i suoi amici, ma si trattenne.

Quell’uomo era un idolo delle folle e metterlo in difficoltà avrebbe significato far diventare lui l’antipatico.

…no, va bene così, mi fermo qui e lascio giocare gli altri..” ecco, l’aveva detto, ormai non si poteva più rimangiare la decisione, o meglio, poteva farlo per regolamento, ma non con se stesso.

Il presentatore trasalì e quasi spiccò il suo quintale verso l’alto: “Ma come, con tre aiuti a disposizione, non vuoi neppure provare ad usarli? Guarda che un milione di euro, ti può cambiare la vita!”.

Appunto!” disse con un sorriso, si alzò dallo sgabello e in quel momento si sentì bene, felice e libero come non mai.

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Pubblicato da su agosto 5, 2011 in Racconti

 

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