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SCENE DI CACCIA NELLA SAVANA

16 Lug

SCENE DI CACCIA NELLA SAVANA

È l’alba nella savana: fra poco l’aria sarà rovente e sarà quasi impossibile respirare, ma ora c’è ancora il fresco della notte e dalle corte erbe giallastre e bruciate dal sole, si alza una leggera nebbiolina.

Dice un proverbio Swahili che ogni mattina una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre, se vorrà salvarsi la vita e, alla stessa ora, si sveglia un leone e sa che dovrà correre più forte delle gazzelle se vorrà procurarsi il cibo, per cui, leone o gazzella, nella savana bisogna correre per la vita.

Ci sono animali che hanno cacciato di notte, ma per altri è questa l’ora della caccia, l’ora in cui le mandrie di erbivori vanno al pascolo o all’abbeverata.

È l’ora in cui comincia la competizione per sopravvivere e sopravvivrà solo il più forte o il più astuto: come diceva Darwin, il più adatto.

Lui, Simba, è un grosso leone maschio, ancora forte, tanto da avere generato decine di cuccioli; altrettanti ne ha dovuti uccidere, affinché la femmina che li aveva partoriti si rendesse disponibile per lui: non è crudeltà, è la sopravvivenza.

Ora, però, lui, il più forte, il più adatto, ha perso contro un maschio più giovane ed ha dovuto lasciare il suo branco e il suo harem; forse troverà un altro maschio con cui battersi e da battere, e allora riavrà branco e harem, ma molto più probabilmente diventerà un feroce solitario, il cui unico istinto sarà il nutrirsi e non più il riprodursi.

Finora le femmine avevano cacciato per lui, ma adesso gli toccherà farlo in prima persona, se non vorrà morire di fame; in fondo non è difficile: le gazzelle e gli gnu sono così deboli e stupidi… sono solo più veloci di lui, per questo da tre giorni i suoi tentativi di caccia sono andati a vuoto, ma basterà un po’ d’astuzia, concentrarsi sui più deboli, sugli animali vecchi e ammalati, sui cuccioli ed il gioco è fatto.

Finora loro hanno avuto solo fortuna nei suoi confronti e non vuol dire nulla se ha perso una sfida con un maschio: il più forte è sempre lui e le gazzelle non possono avere scampo.

E la legge del più adatto.

Oggi è andata bene, Simba ha ucciso una gazzella zoppa e la sua carne gli basterà per giorni: finalmente potrà riposarsi all’ombra, visto che l’alba è un ricordo e il sole è già rovente.

Sono passati altri giorni: la carne è finita e la fame è tornata; Simba ha fatto altri tentativi, ma le stupide gazzelle non hanno ancora capito che è inutile scappare, che tanto prima o poi dovranno soccombere a lui.

In fondo, non sono state create solo per quello?

Ecco, una femmina isolata dal branco: sarà una preda facile.

Simba si avvicina sottovento, per non far sentire la sua presenza fino all’ultimo, striscia, quasi, accucciato fra i cespugli spinosi, è a pochi metri, ora può sprigionare la sua potenza e la sua immensa forza: fa un balzo ed inizia la corsa, ma la gazzella è più agile e giovane e, con un balzo e una corsa leggiadra è già fuori portata.

Il sole è alto e, per oggi non sarà possibile fare altri tentativi, ma domani…

Simba va a sdraiarsi sotto un’acacia: il suo stomaco brontola per la fame, le giuntura gli dolgono per lo sforzo della caccia e le mosche lo tormentano; è la vecchiaia, ma lui non lo ammetterà mai a se stesso.

È una nuova alba, una di quelle tutte uguali nella savana, solo che oggi la nebbia è un po’ più fitta, perché il giorno precedente ha piovuto e Simba non ha potuto cacciare. Ora la fame è veramente insopportabile.

Stavolta il re ha avuto fortuna: al centro di una radura c’è un cucciolo da solo e quello non gli potrà sfuggire.

Il leone s’avvicina col suo passo strisciante e basso, attento allo spirare del vento, che non porti il suo odore alla preda, ma arriva a lui un altro odore estremamente forte, un odore di branco.

Volta la testa e si accorge di essere circondato da decine di gazzelle: è disorientato, non sa cosa fare.

Non è così che deve andare: lo dice la natura, lo dice Darwin, anche se Simba non sa chi sia… o forse Darwin non dice proprio che deve sopravvivere lui, bensì il più adatto.

La sorpresa e l’indecisione gli sono fatali: le gazzelle gli arrivano addosso da tutti i lati e lui è troppo sorpreso, troppo spaventato da quella novità, per reagire…

Il primo calcio lo colpì al costato e gli tolse il fiato; il secondo gli spaccò un labbro e gli spezzò un dente: da quel momento l’ex re della savana non riuscì più a contarli, i calci di quelle stupide bestie, che forse non erano poi così stupide.  L’avevano attirato in una trappola perché loro no, non lo sottovalutano l’avversario e sapevano quanto pericoloso possa essere un maschio solitario.

Era passata solo mezz’ora dal momento in cui Simba aveva scorto il cucciolo solitario e dell’ex predatore, non restava che un mucchio di carne e pelo maciullato.

Il re è morto, viva il re.

Ogni mattina nella savana un leone si sveglia… ma questa volta il leone avrebbe dovuto essere più veloce delle gazzelle per fuggire, sì, perché va così: a volte anche le leggi di natura hanno le loro eccezioni, a volte i deboli non sono più disposti a farsi massacrare perché pochi godano del loro martirio: a volte le masse dei deboli s’accorgono che, se si mettono insieme, non c’è forza che li possa sconfiggere.

Simba non fu più nulla, solo carcassa.

E da ultimo, su questa, arrivarono anche le iene…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato da su luglio 16, 2011 in Racconti

 

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