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LA MORTE DELLA SIGNORA C.

20 Giu

LA MORTE DELLA SIGNORA C.

 

Premetto che io in tutta questa storia non c’entro: sono solo un osservatore e, se me lo permetterete, il vostro narratore.

Vivo da solo in un condominio dignitoso abitato, per lo più, da impiegati e commercianti, con qualche professionista e qualche insegnante. Il condominio è, come detto, decoroso, ma i muri sono sottili e si può sentire e vivere la vita dei vicini. E’ così che io sono diventato l’osservatore: io ho vissuto tutta la vicenda dei miei vicini d’appartamento ed ora la voglio condividere con tutti voi.

La famiglia C, il cui appartamento confina con il mio, è sempre stata una famiglia tranquilla e normale, nonché molto unita.

Il signor C. è un impiegato, una brava persona, talmente onesto da non aver mai fatto carriera. La moglie fa la casalinga; è una persona istruita che, però, ha preferito crescere ed educare i suoi tre figli, piuttosto che far crescere il conto in banca e permettersi un po’ più di lusso.

Laura, la figlia maggiore, è laureata e lavora presso una casa editrice.

E’ una ragazza saggia e che in casa da’ un valido contributo, sia economico, sia di buonsenso. Poi c’è Walter, il secondogenito, anch’egli è vicino alla laurea ed è un ragazzo molto serio e posato. Certo, come tutti i suoi coetanei gioca a calcio, esce la sera nei fine settimana, non disdegna le ragazze, pur senza essere un farfallone.

Il più giovane dei figli, Thomas, è studente liceale ed è, indubbiamente il più fragile dei tre. Lui è venuto al mondo quasi dieci anni dopo il fratello (succede spesso che le persone non più giovani prestino meno attenzione a non aver figli e, così, arrivano i figli tardivi, con tutti i problemi che si portano appresso).

Non fraintendetemi: non voglio dire che perché non programmato Thomas non sia benvoluto.

Il problema è solo suo, è lui che si sente di troppo.

Forse, essendo il più piccolo, è stato anzi il più coccolato e viziato, probabilmente per compensare quell’alone di non desiderato che si è sempre sentito appiccicato addosso come una seconda placenta.

Intendiamoci, è anche lui un bravo ragazzo, ma, sinceramente, non all’altezza dei fratelli. Ha anche ripetuto un anno di liceo ed è spesso malaticcio.

Frequenta poco i coetanei, fa poco sport e, che io sappia, non ha ancora avuto una ragazza.

Io sono l’osservatore, anche se più che guardare ascolto, non volontariamente, ma, l’ho detto: i muri sono sottili. Così mi capita di essere testimone delle piccole discussioni familiari quotidiane, mai, però, vere liti. Tutto sommato possiamo dire che la famiglia C. è una famiglia felice.

Ma la felicità non è mai gradita agli Dei.

Succede allora che mamma C. si ammali: un tumore al polmone in lei, non fumatrice in una famiglia di non fumatori. Così un giorno li ho visti tornare dall’ospedale tirati in volto e, per la prima volta in tanti anni, non hanno risposto al mio saluto. Credo, però, che non mi abbiano neppure visto.

Solo il signor C. e la saggia Laura sapevano che la sentenza era di quelle che non danno adito ad appelli.

Così per mesi è iniziato quell’iter straziante che troppi hanno sperimentato: l’operazione e la vana speranza, la terapia che procrastina solo una morte già di fatto avvenuta, i pianti, i lamenti e una famiglia che piano piano si sfalda.

Ho rivisto solo una volta la dolce e gentile signora C: lei sempre elegante senza cedere allo sfarzo o al cattivo gusto, sembrava ritratta su se stessa nei vestiti oramai troppo ampi. Un foulard pietoso a coprire i pochi capelli grigi sopravvissuti alla chemioterapia.

Il capofamiglia mai aveva tardato un ora al lavoro, mai un giorno di malattia, eppure ha chiesto il pensionamento anticipato per stare il più possibile vicino agli ultimi momenti della compagna di tanti momenti felici.

Lo strazio è durato nove mesi: troppi, nei quali il cancro le è cresciuto dentro come un embrione cannibale.

Ho rivisto la Signora solo adagiata in una bara col coperchio frigorifero che ne aumentava ancora il bianco mortale.

Sono passati soltanto due mesi: Laura si è presa carico di tutte le formalità burocratiche, ma poi non ha retto al silenzio e al gelo che si sono installati nella loro casa, ed è andata a vivere in un’altra città col suo compagno, fino ad allora tenuto pudicamente nell’ombra.

Pochi mesi dopo Walter, nonostante il dolore, è riuscito a laurearsi: è stato il suo ultimo regalo alla memoria della mamma ed allo strazio del padre, poi anch’egli è scappato all’orrore ed all’oppressione di quella casa divenuta all’improvviso troppo grande, eppure troppo piccola per contenere il dolore, ed è andato a fare un master di specializzazione all’estero.

Sono rimasti per ancora pochi mesi il signor C, ingobbito e invecchiato improvvisamente e Thomas che si è chiuso ancora di più, come un bivalve quando si cerca di forzarlo con un coltello. Io, da silenzioso testimone, lo sentivo piangere in continuazione, sentivo quando il pacato signor C. esplodeva anch’egli in un pianto ululante il suo incontenibile dolore.

Non poteva reggere nessuno dei due: il primo a cedere è stato il fragile Thomas, tanto che è stato necessario ricoverarlo in una clinica: ora è quasi completamente catatonico a soli diciannove anni, poco più di un vegetale che, però, non piange più e non soffre. O, perlomeno, così crediamo e speriamo tutti..

Il signor C. ha preso un appartamento più piccolo per poter stare più vicino all’ultimo figlio rimastogli, ma soprattutto un luogo dove ogni momento non ci fosse qualcosa a rinnovargli lo strazio.

Sono passati oramai due anni io, l’osservatore, che prima avevo al fianco una famiglia felice della quale sentivo risa e speranze ed i suoni della vita, ora vivo accanto ad un appartamento vuoto e muto, dal quale sono fuggiti anche i fantasmi.

Sono entrato un giorno, essendomi state lasciate le chiavi dell’appartamento, ad accompagnare i facchini venuti a ritirare certi mobili: nella grande camera matrimoniale è rimasta solo un fiore rinsecchito, finito chissà come sotto il letto, e una ragnatela sul soffitto.

Ma non c’è più il ragno.

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Pubblicato da su giugno 20, 2011 in Racconti

 

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