RSS

O SAN LORENZO…

23 Mag

      “O San Lorenzo,

      io so perché tanto di stelle…

Già, come diceva Pascoli, la notte di San Lorenzo le stelle, non solo quelle cadenti, sono davvero tante, però Fabrizio non era mai riuscito nella sua vita a vedere le stelle cadenti.

Stare a spiegare il perché astronomico di queste sarebbe un po’ come chiedere il certificato di nascita a Babbo Natale o costruire una margherita elettronica da sfogliare secondo il calcolo delle probabilità per sapere se: “m’ama o non m’ama”, o ancora, esaminare il patrimonio genetico dei quadrifogli per scoprire il cromosoma che da’ loro la fogliolina soprannumeraria.

Fabrizio non credeva agli oroscopi, né alla parapsicologia e neppure agli UFO, ma gli sarebbe piaciuto credere alle favole, agli gnomi dei boschi, alle fatine buone. Era ancora una di quelle persone che riuscivano a mantenersi pure nel cuore e a conservare i sogni e gli entusiasmi di un bambino; non era capace di scrivere poesie, ma sapeva leggerle, soprattutto quelle non scritte ma contenute nella natura e in tutto ciò che lo circondava.

Ovviamente, date queste premesse, era un inguaribile ottimista che sapeva vedere e trovare il bello e il buono ovunque. Come tale era, naturalmente, segnato e condannato al fallimento, poiché si fidava ciecamente degli altri e passava troppo tempo a sognare per porsi i problemi pratici di sopravvivenza dei comuni mortali. Fabrizio era anche un impenitente altruista, che pensava solo al bene degli altri, tanto che preferiva fare regali piuttosto che riceverne.

Quell’estate, in quel torrido agosto avanzato, era in vacanza al mare, anzi, vicino al mare ma in campagna, presso i parenti che l’ospitavano ogni anno. Lui non usciva mai la sera, ma spesso, nel silenzio rotto solo dai grilli che si può trovare unicamente in campagna, usciva nell’aia e, da solo, al buio, seduto su di un muretto o sul gradino della casa accanto, rimaneva per lungo tempo a contemplare il cielo, a stupirsi della sua immensità e bellezza fino a sentirsene schiacciato.

Gli accadeva lo stesso quando contemplava il mare.

Ricordava il suo primo impatto con questo, un’immagine di lui, bambino, con la frangetta bionda attaccata al finestrino del treno.

Alle sue spalle la mamma e i fratelli, davanti a lui le sottili spiagge della riviera di ponente, ancora semivuote data la stagione appena iniziata, che apparivano improvvisamente all’uscita del treno da una galleria, ma soprattutto quella immensa lama d’argento che si estendeva oltre i limiti del visibile; all’orizzonte poche barche, un debole sciacquio bianco che lambiva la spiaggia e i piedi scalzi di donne anziane che ancora non avevano avuto il coraggio di togliersi il copricostume.

Si distrasse per un momento dal ricordo del mare perché di sfuggita gli era sembrato di vedere una stella cadente, di quelle che, a quanto pare, tutti vedevano tranne lui.

Poi si rituffò nei ricordi e in questi il cielo diventava mare ed il mare diventava cielo.

Ora, nel suo ricordare il passato, era a Genova, una breve gita di un giorno con un amico e i figli di questo per visitare il famoso acquario, poi l’immancabile giro nei “carruggi” e farinata e focaccia consumate in piedi al porto vecchio.

Qui, da una terrazza che si affacciava direttamente sul mare trovò lo stesso stupore di allora; credette di sentirsi male, tanta bellezza, tanto mistero lo colpirono come un pugno al plesso solare: per un istante credette allora di aver capito Dio e l’universo.

Fabrizio si distrasse dai suoi ricordi legati al mare e ritornò a rivolgersi al cielo: cielo e mare, mare e cielo, uno lo specchio dell’altro, il mare che, come diceva Vecchioni in una canzone che gli piaceva e lo faceva pensare, era il cielo capovolto, quel cielo pieno di stelle.

Ed ecco, finalmente, la prima stella cadente: doveva esprimere un desiderio al più presto; glie ne venne in mente subito uno e, come previsto, non riguardava lui, ma un amico che passava un brutto momento.

Faceva molto caldo, un caldo strano per quell’ora tarda: estrasse dalla tasca dei pantaloncini un fazzoletto e si asciugò il sudore e così perse un’altra stella cadente.

Ma quella era una notte magica e subito ne comparvero una seconda e una terza: altri due desideri, una vincita alla lotteria da dividere con tutti i parenti, e poi un lavoro sereno e gratificante.

In tanti anni era la prima volta che vedeva le stelle cadenti: forse prima aveva sempre guardato dalla parte sbagliata; quante volte perdiamo tempo a guardare dalla parte sbagliata mentre la vita ci scorre alle spalle!

Eccone altre due, no, tre, altri tre desideri; ora qualcosa anche per lui: un amore, la fama, magari ad uno di quei quiz televisivi che gli piacevano tanto.

Ora era proprio una pioggia di stelle, cadevano a decine, a centinaia, non c’era il tempo materiale per pensare ai desideri, soprattutto per chi, come lui, si era sempre accontentato di poco.

Una casa al mare, ecco, una casa come, ricordava, quella vista in un documentario su Ercolano, una villa con un terrazzo affacciato direttamente su quel mare così nero di notte e azzurro di giorno che lo colpiva di dentro.

Altre stelle, a migliaia, e quel caldo che cresceva, che lo faceva sudare fino ad offuscargli la vista.

Poi, all’improvviso, un chiarore nel buio, non più una piccola stella, ma un intero sole che rischiarava e riscaldava, anzi, arroventava la notte e si avvicinava, si avvicinava diventando sempre più grande, enorme.

E le stelle cadevano: la prima sfondò il tetto della casa accanto, la seconda esplose nell’orto come una bomba, e le altre che sibilavano e si schiantavano negli uliveti, nei boschi, distruggendo, incendiando.

Sì, perché al di là della poesia, le stelle cadenti non sono altro che quello: meteoriti che s’incendiano entrando nell’atmosfera terrestre.

Ma queste erano troppo grosse per disintegrarsi, e poi c’era quella enorme, come se tutto l’universo si rovesciasse sulla terra in un vortice di morte.

Faceva caldo in quell’ultima notte di San Lorenzo e quel sole rovente si avvicinava sempre più e poi esplose in un bagliore finale.

Era la notte di San Lorenzo, ma i suoi desideri non si sarebbero avverati, non ci sarebbero più stati né il lavoro, né l’amore, né la villa con la terrazza sul mare, addio per sempre a tutti i desideri di tutti i sognatori dell’universo…

O San Lorenzo,

Io so perché tanto di stelle…

Tante, tutte le stelle del mondo.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su maggio 23, 2011 in Racconti

 

Tag: , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: